Economia
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27/11/2008 12:17

I settori che non conoscono crisi: l’agricoltura biologica

di Redazione


La Repubblica (1 ottobre 2008)

ROMA – Se ci fosse una scala cromatica per descrivere lo stato dell’economia, in questo momento si potrebbe sintetizzare così: ciò che non è nero è verde. Già, perché in questo periodo di crisi, c’è un settore che gode di ottima salute, almeno in Italia: quello dei prodotti biologici. Precipitano i consumi ma non quelli bio, che addirittura aumentano. Non solo. Secondo le associazioni di categoria, questi generi alimentari hanno resistito all’inflazione meglio dei concorrenti. Ma i risultati non sono solo economici. L’agricoltura alternativa a quella convenzionale, dicono i suoi sostenitori, non fa solo bene alle tasche ma anche all’ambiente e aiuta a combattere i cambiamenti climatici.
 

Un settore di eccellenza. Con oltre un milione di ettari e più di 50mila aziende biologiche, l’Italia è il primo Paese produttore in Europa (dove sono italiane il 37% delle imprese) e il terzo al mondo dopo Australia e Argentina. Quanto a percentuale di superficie agricola coltivata, il 6,9%, il Belpaese ha il primato assoluto. Un mercato in crescita, come dimostra il boom di bioagriturismi e gruppi d’acquisto, rispettivamente 25% e 60% dal 2005 (dati Tuttobio 2008). Dati incoraggianti che spingono il presidente della Coldiretti Sergio Marini a chiedere l’introduzione di “un marchio biologico italiano”. Insomma, il settore ha a cuore l’ecologia, ma parla sempre più il linguaggio pragmatico degli economisti. E anche in tempi di grossa crisi, lo fa con il sorriso sulla bocca.

Chi è il consumatore “bio” . da Agricoltura Oggi

Acquista prodotti biologici almeno occasionalmente oltre il 70 per cento degli italiani, ma i l consumatore più frequente e fedele si può rappresentare come una donna dai 25 ai 44 anni, con un figlio oltre gli 11 anni, di classe (e reddito) media o medio-alta, diplomata o laureata, che vive nelle regioni del nord ovest e del nord est. Il motivo principale per cui acquista biologico è l’assenza di pesticidi e fertilizzanti sintetici, di Ogm e additivi, come anche intolleranze e allergie alimentari, seguite da motivazioni di tenore ambientale. Ben il 17 per cento consuma prodotti biologici dietro consiglio del medico. Un’indagine svolta da “NaturaSì” (catena di oltre 60 supermercati biologici) rivela che i suoi consumatori sono per il 23,6 per cento impiegati, per il 9,9 per cento insegnanti, per il 5,2 per cento professionisti, per il 4,5 per cento medici, il 10,9 per cento è costituito da casalinghe, il 9,2 per cento da pensionati. Per quanto riguarda l’età, il 18 per cento ha da 25 a 34 anni, il 38 per cento dai 35 ai 44 anni e il 24 per cento dai 45 ai 54. Il 50 per cento ha un diploma di scuola media superiore, il 3 per cento una laurea breve e il 35 per cento la laurea.

Il fatturato. da Agricoltura Oggi

La Cia rimarca, inoltre, che il fatturato annuo della grande distribuzione derivante da prodotti biologici supera i 400 milioni. Tra i 200 e i 250 milioni di euro è compreso quello della ristorazione collettiva (in gran parte mense scolastiche), mentre supera gli 800 milioni di euro l’export. Canale specializzato, vendite dirette dei produttori, erboristerie, gruppi d’acquisto, consegne a domicilio e dettaglio tradizionale hanno un fatturato di circa 1.300 milioni di euro.

10.09.08 – Cia: Consumi, il “bio” non conosce crisi, ma le nostre tavole rischiano di essere invase da prodotti esteri.

I consumi continuano a crescere (più 10 per cento nel 2007 e più 6 per cento nel primo semestre 2008), ma c’è il rischio che le nostre tavole vengano invase da prodotti stranieri, visto che in Italia diminuiscono aziende e superfici coltivate a biologico. A sostenerlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori alla vigilia del Sana di Bologna (Salone dell’alimentazione naturale) al quale parteciperà con la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio.

ric

 

 

Riccardo Alfieri erreasoft.com logiciel.ws