Attualità
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08/12/2010 21:32

I tagli natalizi ai treni e alle ferrovie

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Sotto l'albero la sorpresa

di Redazione

Stazione di Siracusa
Stazione di Siracusa

Messina – Sempre peggio, malgrado le rassicurazioni e gli impegni, destinati fatalmente ad essere evasi. Anzi traditi. L’unità d’Italia, almeno nel settore dei trasporti ferroviari, è stata definitivamente demolita: sacrificata sull’altare di fredde logiche finanziarie e neoconcorrenziali con bacino e movimentazione economica nordista. Lo denuncia la Cgil di Messina che analizza il nuovo orario dei treni a lunga percorrenza, quelli che collegano la Sicilia con il continente e viceversa, in vigore da domenica 12 dicembre.

Dopo oltre un mese di blocco alle prenotazioni dei treni a lunga percorrenza, e non delle Frecce argento che partono dalla Calabria e che hanno tempi di percorrenza ridotti e costi più elevati, a ridosso delle vacanze natalizie, finalmente Trenitalia ha riaperto le prenotazioni: ed ecco che arrivano le amare sorprese.
Dei 9 (18 se si considerano i viaggi di ritorno) treni a lunga percorrenza ne restano 7, fa sapere la Cgil. L’offerta posti, dunque, continua a diminuire per quantità e soprattutto per qualità. Complessivamente i posti disponibili scendono di 696 unità. Si passa dai 4.004 dello scorso giugno ai 3.728 di ottobre fino ai 3308 del 12 dicembre. Ad essere tagliati sono i treni notte.
E interessante appare l’analisi della tipologia di posti che vengono tagliati. Aumentano le cuccette a sei posti – le più recenti delle quali risalgono a circa 30 anni fa –, scendono di 32 unità i posti in comfort (vetture più moderne a 4 posti letto per compartimento) e addirittura vengono dimezzati i posti sui vagoni letto che scendono da 428 a 288. Tagli e riduzioni che giocoforza esplicano i loro effetti anche sul personale. Si perderanno infatti 4 macchinisti e 4 capitreno per ogni viaggio per un totale di 16 macchinisti e 16 capitreno. Inoltre, vengono soppresse due vetture notte del treno Reggio Calabria-Venezia che venivano organizzate col personale dell’impianto di Messina: una cuccetta e un vagone letto, con la conseguente perdita di ulteriori 8 unità di personale.
«Il bluff delle rassicurazioni che nulla sarebbe stato tagliato si scontra con i fatti», commenta Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina. «Trenitalia e il Governo non solo tagliano i treni che collegano il Sud con il Nord, ma intervengono in maniera ulteriormente discriminatoria tagliando i vagoni letto, utili a sopportare viaggi lunghi, e aumentando le cuccette a sei posti, più simili a carri bestiame che al trasporto umano». Tutto questo mentre sopra Salerno si investe in Frecce rosse e in stazioni progettate da architetti di fama mondiale come Zaha Adid (stazione di Napoli-Afragola) o Calatrava (stazione di Reggio Emilia).
«Ad aumentare le nostre preoccupazioni», aggiunge Oceano, «sono poi i continui commenti dell’amministratore delegato di Trenitalia, Moretti, che va ripetendo che i treni al lunga percorrenza dal Sud viaggiano vuoti e quindi vanno tagliati. Cosa accadrà ora, nell’era dei viaggi aerei low cost da 30 euro, mentre invece dei vagoni letto i viaggiatori troveranno le cuccette a sei posti di 30 anni fa?», conclude Oceano.
«Catania e Palermo si reindirizzeranno. E Messina che farà?», osserva a sua volta Pino Foti, segretario generale della Filt Cgil peloritana. Che prosegue: «Perdippiù, le prenotazioni degli stessi treni a lunga percorrenza torneranno indisponibili dopo il 23 gennaio, lasciando ipotizzare o un nuovo intervento chirurgico ai danni dei nostri treni o un rafforzamento di quella politica e strategia aziendale che fa gridare ai treni del Meridione vuoti obbligando chiunque volesse programmare un viaggio a rivolgersi ad altra tipologia di treno o all’offerta via aerea o via mare».
Riattacca Oceano: «L’elemento grave di questa vicenda è che nonostante i ripetuti allarmi lanciati negli ultimi mesi», da ogni fronte: chi non ricorda il dossier denuncia della Cisl?, «nessun parlamentare siciliano o quasi, ha ritenuto di prendere una posizione forte contro le decisioni del Governo «perché, non dimentichiamo, Fs sta per Ferrovie dello Stato. Una politica, quella del governo, ben rappresentata dal decantato Piano per il Sud che non prevede alcun investimento per infrastrutture in Sicilia. Se i nostri parlamentari non rappresentano i nostri bisogni, se non difendono la nostra qualità della vita, chi o cosa davvero rappresentano?».
E siccome in tema di trasporti ferroviari piove sul bagnato, ecco che dall’area dello Stretto arriva un’altra brutta notizia. La terza nave ferroviaria, «confermata dal sindaco Buzzanca su mandato del ministro Matteoli, non si è mai vista nello Stretto e con il nuovo orario ferroviario si rischia di perdere anche la seconda unità. La nuova organizzazione del trasporto ferroviario, che avrebbe dovuto mantenere tutti i treni regionali e a lunga percorrenza, in realtà è un’operazione che tende a gettare fumo negli occhi e nel concreto conferma buona parte dei tagli che si temevano: il treno 1924 è stato soppresso a seguito dell’aggiunta di sole tre vetture sul 1938, ottenendo un unico convoglio in luogo dei due precedenti, stessa sorte per i treni 856 e 854 (Siracusa-Roma) soppressi con l’alibi di tre vetture aggiunte nel 1938».
È durissima la posizione espressa dal segretario regionale dell’Orsa, Mariano Massaro, dai leader di Sasmant (il sindacato autonomo stato maggiore navi traghetto), Fast e Ugl, rispettivamente Sebastiano Pino, Salvatore Giannetto e Salvatore Mercadante, che da anni lanciano allarmi sulle strategie di dismissione di Trenitalia e Rfi.
Il ridimensionamento della lunga percorrenza «si è concretizzato», s’afferma, «e il servizio di traghettamento ferroviario nello Stretto ha subito un taglio di ben 4 corse treno da e per la Sicilia che unite alle penalizzazioni inferte in misura minore al trasporto regionale interno e all’abbandono del trasporto merci , confermano le minacce dell’ad Mauro Moretti, che negli ultimi interventi ha ben chiarito di non avere alcuna intenzione di investire risorse in Meridione, con buona pace del diritto alla mobilità e della continuità territoriale sovvenzionata con soldi pubblici. Alla luce dei fatti attendiamo un mea culpa della politica fondata sulla propaganda che ha illuso i siciliani».