Lettere in redazione
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27/06/2026 09:45

I terremoti del Venezuela e del Giappone, un grande monito per la zona iblea esposta alla più elevata pericolosità sismica in Italia

Riceviamo e pubblichiamo.

di Lettera firmata

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Ragusa –  I grandi terremoti che hanno colpito il Venezuela e il Giappone, rispettivamente di magnitudo di 7.3 e di 7.7, causando parecchie vittime e decine di migliaia di dispersi, sono un monito alla nostra sostanziale indifferenza, pur avendo la memoria del cataclisma del 1693 che devastò le province di Siracusa e Ragusa, con 55mila morti e la distruzione di tutti i centri abitati, il più forte registrato in Italia.

Nelle condizioni demografiche attuali, il ripetersi di quell’evento sismico causerebbe un numero di vittime enormemente maggiore. I centri storici, in particolare, sono i più vulnerabili ed esposti al rischio, sia per la ricostruzione avvenuta con i criteri dell’epoca, senza requisiti antisismici, sia per l’inevitabile interruzione della viabilità in caso di grande terremoto a causa dei crolli, impedendo la fuga verso i centri di raccolta della popolazione. I nostri centri storici si trasformerebbero nuovamente, in larga parte, i trappole fatali. L’ambiguità della normativa vigente assegna priorità alla conservazione edilizia storica piuttosto che alla sicurezza abitativa, che in una zona ad alta pericolosità simica come quella della Sicilia sudorientale dovrebbe essere l’obiettivo di ineludibile e assoluto riferimento, tanto più che le tecniche d’intervento attuali consentono il pieno rispetto delle tipologie architettoniche e dell’assetto urbanistico originari, attraverso l’integrale demolizione e ricostruzione.

Il tema è stato ampiamente dibattuto nel corso dei lavori del Seminario di studi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) svoltosi a Ragusa l’estate scorsa, prioritariamente dedicati al rischio sismico, raccolti nel volume pubblicato dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa e recentemente presentato in conferenza stampa al Senato della Repubblica, con la presenza del Presidente dell’INGV Fabio Florindo, del sen. Salvatore Sallemi promotore dell’evento, del prof. Nicola Casagli direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, del prof. Emerito dell’Università di Padova Giuseppe Maschio, del Dirigente di ricerca INGV dott. Massimo Chiappini, della dott.ssa Lidietta Giorno del CNR e dello scrivente che ora coordina il Tavolo tecnico scientifico presso il Libero Consorzio Comunale di Ragusa per la prevenzione dei rischi naturali e antropici, composto da scienziati INGV, ricercatori ed esperti locali.

L’aspetto più rilevante dello scenario è l’inevitabile ripetersi di un grande terremoto come quello del 1693, a causa del sistema sismogenetico della Scarpata di Malta e dei sistemi di faglie minori (Monterosso-Pedagaggi e Lentini-Agnone) in quest’area della Sicilia esposta al più alto rischio in ambito nazionale. Sono trascorsi 333 anni da quella tragica data e rimanere più o meno indifferenti a questa realtà, dedicando solo rituali e sterili commemorazioni alla memoria di quell’evento, è cosa molto grave in quanto orfana di iniziative concrete dinanzi al forte rischio per la sicurezza dei cittadini.

Nella direzione del cambiamento di passo, è oggi apprezzabile soltanto l’iniziativa del Comune di Ragusa, che per primo ha recentemente avviato le procedure di realizzazione di una rete di monitoraggio sismico (OSU-Osservatorio Sismico Urbano) sotto la guida operativa della Sezione INGV di Catania, come indicato dal Tavolo tecnico scientifico con il puntuale rapporto trasmesso al Libero Consorzio di Ragusa. La realizzazione di un sistema di monitoraggio distribuito nel territorio rappresenta un fattore strategico di base a supporto delle attività di prevenzione, programmazione e gestione del patrimonio edilizio e delle infrastrutturale provinciali, considerata l’alta pericolosità sismica e la presenza di un patrimonio edilizio fortemente datato nei centri storici ed esposto al rischio abitativo, che già di per sé -come raccomandato dal Tavolo tecnico scientifico- merita al breve e medio termine una mappatura e schedatura per singolo edificio privato e pubblico, ai fini della qualificazione degli interventi programmati. La spesa stimata per la realizzazione degli Osservatori sismici urbani nei cinque Comuni ragusani in zona sismica 1 (Ragusa, Modica, Monterosso Almo, Giarratana, Chiaramonte Gulfi) è al di sotto dei 200mila euro. Se diamo uno sguardo ai bilanci pubblici, ci rendiamo conto di quella inammissibile indifferenza verso gli scenari di previsione del rischio e del loro impatto in termini di vite umane.

Francesco Venerando Mantegna

Coordinatore del Tavolo tecnico scientifico presso il Libero Consorzio Comunale di Ragusa