Cultura
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24/04/2026 21:40

I tunnel segreti della Scicli sotterranea

Primi risultati di una ricerca in corso a opera del professore Paolo Militello, dell'Università di Catania

di Paolo Militello

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Scicli – Il 27 settembre 2025, su invito dell’Assessore alla Cultura, Giuseppe Mariotta, ho tenuto a Palazzo Spadaro una conferenza dal titolo “Scicli sotterranea: dai tunnel nascosti ai rifugi antiaerei”. Nel corso della serata, ho presentato i primi risultati di una ricerca che mi è stata commissionata dal Prof. Slawomir Mozdzioch, archeologo dell’Accademia Polacca delle Scienze e responsabile degli scavi nel nostro Castello dei Tre Cantoni. Insieme ai risultati, ho formulato anche una serie di di ipotesi.

Pubblichiamo una versione provvisoria della relazione storica, frutto di una ricerca ancora in corso. Per non appesantire il discorso, abbiamo eliminato molte citazioni e riferimenti bibliografici.

 

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Le Cento Scale disegnate da Jean Houel nel suo Voyage Pittoresque (Paris 1784).

Le Cento Scale

L’inespugnabilità naturale dei castelli e del sito fortificato di Scicli era potenziata da due gallerie, scavate nella roccia, che permettevano la comunicazione fra la parte fortificata della collina e il fondovalle, sia per fini strategici che per garantire l’approvvigionamento d’acqua nella parte alta del colle.

Il primo a descrivere questi due tunnel è stato Perello che, nel 1640 (e 1641) scriveva di averli visti con i propri occhi. Oggi possiamo osservare i resti di una delle due gallerie, quella che Perello chiamava «Cento Scale» (stesso nome delle Cento Scale del Parco Forza di Ispica, con le quali la galleria sciclitana ha molti elementi in comune).

Il tunnel sciclitano scendeva, con numerosi scalini, nella cava di Santa Maria la Nova fino ad una grotta (che nel Seicento era «trappeto», cioè frantoio), e continuava sottoterra fino ad una fonte d’acqua. Questa seconda parte del percorso è stata disegnata e descritta da Jean Houel (vedi immagine) alla fine del Settecento ed è ancora oggi visibile, all’interno della cosiddetta «grotta del Presepe Marinero».

Da dove cominciavano, su in alto, le Cento Scale? La galleria, dotata di «porte di pietre massicce», partiva da un punto (ancora oggi non identificato) in «un luogo antico detto la meschita» sotto il Pizzo di Santa Lucia e la Torre dello Steri. Quest’ultima era una «Torretta da dove si calava a prender l’acqua, e che sovrastà sopra la già descritta fonte». Nella seconda metà dell’Ottocento Pacetto scriveva: «Il luogo della Meschita, indicato dal Perello, è quell’istesso in cui oggi […] vi è una grotta, in cui si osserva l’ingresso della sotterranea strada, detta di Cento Scale […] Oggi, tale sotterranea strada non è più tragittabile, per essere stata barbaramente colmata di massi e di macerie, allorquando sgombravasi quella località, onde piantarvi il Fico Indiano e qualche carrubo».

In effetti, la parte alta delle Cento Scale è ancora oggi ingombra di detriti. Inoltre, più in alto – secondo un’ipotesi di Antonio Iabichino – la parete nord dello Steri in passato è probabilmente crollata. Rimane quindi l’interrogativo dell’esatto punto di inizio delle Cento Scale, dal momento che i luoghi non sono più gli stessi di una volta.

 

Ricostruzione del percorso della galleria sotterranea che univa i castelli al fondovalle (elaborazione di Paolo Militello).

La seconda galleria sotterranea

Al contrario delle Cento Scale, la seconda galleria è rimasta “segreta”. Perello la descriveva come «una meravigliosa miniera, o cava (come vogliamo chiamarla) sotterranea, da 500 passi circa». Essa era, dunque, lunga circa 800 metri (parliamo non di singoli passi individuali, ma del «passo geometrico», unità di misura ancora in uso nel ‘600 e pari a 5 «piedi» di circa 33 centimetri ciascuno, quindi pari a 1,65 metri). Il tunnel era costruito con «pezzi massicci di pietra di tufo, di sei e quattro palmi di lunghezza», presentava «qua e là nicchie per sostenere le lucerne» e, come scriveva Carioti a metà ‘700, vi potevano comodamente passare «due uomini a cavallo e due a piedi».

Possiamo ipotizzare il percorso di questa seconda galleria non solo attraverso fonti documentali ma anche attraverso odierne testimonianze visive ed orali. Per maggiore chiarezza, presentiamo anche una nostra ricostruzione del percorso (chiaramente provvisoria) (vedi immagine).

Dalla cima della collina il tunnel arrivava a fondovalle, «fino al molino sotterraneo chiamato della Botte», nel luogo dove ancora oggi sono visibili i resti della Torre della Botte (attuale “Viabotte”, B&B gestito da Scicli Albergo Diffuso).

Alessandro Iabichino mentre misura il tunnel nel “dammuso” sotto la chiesa madre di San Matteo (foto Antonio Iabichino).

La galleria doveva cominciare dal castello (ma quale dei due?) in un luogo purtroppo non specificato dalle fonti. Pacetto scriveva che questa strada sotterranea scendeva «sotto la nostra antica Madrice [di San Matteo, ndr]; perciò nel Dammuso che sottostà al campanile di detta Chiesa, se ne osserva tuttora l’incavo e la direzione, proseguendo a discendere internamente nella declinazione di quella collina». Un sopralluogo effettuato di recente con Antonio e Alessandro Iabichino ha confermato la presenza di questo tratto di galleria (vedi foto).

Dalla Matrice di San Matteo, la ricostruzione del percorso si complica ulteriormente. Se Perello ci dice solo dove andava a finire il tunnel (cioè al mulino sotterraneo della Botte), più ricco di indicazioni è, invece, Carioti.

Un primo tratto sotterraneo passava sotto la casa dello stesso Carioti (vicino la chiesetta di San Pietro) e terminava nella stalla del palazzo di don Guglielmo Penna (di fronte Palazzo Beneventano) «dove si trovava una fonte d’acqua serrata». Ricordiamo che il quartiere dove si trovavano questi palazzi si chiamava “Senia” (che anticamente era la “macchina” per tirare su l’acqua).

Un secondo tratto, «colla volta a Tartaruca con grossi pezzi nella volta» andava «fino alla strada del Corso» (oggi via Mormina Penna). In effetti, all’incrocio fra via Nazionale, via San Filippo e via Mormina Penna (dov’è oggi la gelateria), a fine Ottocento – ma anche qualche decennio fa –, durante dei lavori di ristrutturazione fu trovato (e poi richiuso) un pezzo della galleria.

Il tunnel proseguiva «sotto la strada vicino alla chiesa di Santa Maria la Piazza» (chiesa poi demolita, oggi Piazza Municipio) passando «sotto le case di don Gaetano Ficicchia» (accanto quindi all’attuale Palazzo Conti). Testimonianza importante: Bartolo Mililli mi riferisce che il compianto Puccio Conti anni fa gli fece vedere l’inizio di un tunnel che collega l’attuale Palazzo Conti con la chiesa di San Michele.

Per quanto riguarda quest’ultima chiesa, Pacetto scrive che un tratto del tunnel si scoprì in occasione «di impiantarsi le fondamenta del prospetto di questa Chiesa di San Michele». Fra l’altro, nella stessa area di San Michele ancora oggi è presente un corso d’acqua di notevole portata all’interno di Palazzo Bonelli-Patanè: si tratta della Fontana Ribera, o Fontana ro ciumiddu (da cui il nome di via Fiumillo), capace di riempire in 18 ore la vasca di 7.000 litri (così ci riferisce il giardiniere del palazzo, il sig. Guglielmo Portelli).

Un terzo tratto, ci dice Carioti, fu scoperto nel 1754 vicino alla già citata Torre della Botte e del mulino sotterraneo. Questo tratto «confinava con il monastero di Santa Chiara [oggi monastero e chiesa di Santa Teresa, ndr], passava sotto al Fiume di Scicli e terminava ai mulini di Maltempo e al Mendolilli [zona dell’attuale cimitero, ndr]». Quindi, a quanto scrive Carioti, le gallerie «si dilatavano, agevolando l’uscita nelle imboscate pianure e ne’ mulini», arrivando fino all’attuale cimitero.

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Il rifugio antiaereo nei sotterranei del Municipio di Scicli (foto Vincenzo Burragato).

Durante la conferenza, si è parlato anche di rifugi antiaerei e, in particolare, del rifugio ricavato nei sotterranei dell’attuale Municipio durante la Seconda Guerra Mondiale (probabilmente all’inizio degli anni ’40). A questo proposito, pubblichiamo una bella foto di Vincenzo Burragato che mostra il lungo corridoio destinato a riparo dalle incursioni aeree e dai bombardamenti. Si è parlato anche degli ipogei del colle di San Matteo (vicino l’Osteria Tre Colli). Riguardo questi ultimi, Franco Causarano ha sollecitato l’assessore perché vengano aperte al pubblico quanto prima.

 

Nella foto di copertina, gli ipogei del Colle di San Matteo in una foto di Giuseppe Leone (da Francesca Gringeri Pantano, 1999).

 

Paolo Militello
Professore di Storia moderna
Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Scienze politiche e sociali.

Ringraziamenti

Oltre alle persone citate nell’articolo, desidero ringraziare il Sindaco Mario Marino per avere agevolato i sopralluoghi nella chiesa di San Matteo e nei sotterranei del Municipio, e l’Associazione Esplorambiente di Scicli (con il suo presidente, Rosario Zaccaria). Ringrazio inoltre l’ing. Giovanni Iacono (per avermi suggerito alcune ipotesi relative agli impianti idraulici), Piero Quaranta (per alcune utili precisazioni), Moira Fiorilla del Museo del Campanile – Triskele, l’imprenditore Rosario Ruta e Peppe Sammito.