La priorità? Alcune assunzioni. Concorsi su misura per personaggi noti.
di Redazione
Ragusa – Sei mesi dopo l’insediamento di Stefano Guccione, il bilancio della sua governance alla guida di Iblea Acque è difficile da edulcorare: molti annunci, nessun cambio strutturale e una situazione finanziaria che continua a deteriorarsi.
La società resta fuori dai grandi flussi di finanziamento, incapace di intercettare risorse strategiche come quelle del PNRR, mentre vive in una condizione di fragilità finanziaria cronica. I numeri parlano chiaro: una esposizione debitoria rilevante, crediti esigibili praticamente annullati e una macchina amministrativa che non riesce a trasformare i consumi in incassi reali.
Il nodo principale non è stato sciolto: l’emorragia delle fatture non pagate. Nessun intervento deciso, nessuna strategia efficace di recupero crediti. Nel frattempo continuano a emergere anomalie che rasentano il paradosso amministrativo: bollette recapitate a utenti vivi ma registrati come morti, banche dati incoerenti, una gestione delle utenze più frutto di stratificazioni caotiche che di una regia consapevole.
Bollette ai morti che sono vivi e vegeti, con l’aggravante di intimare agli eredi (dei vivi?) di procedere immediatamente con volture spesso inutili, pena la sospensione del servizio idrico. Il risultato? Non il recupero delle somme, ma un effetto opposto: un implicito invito a non pagare, che mina ulteriormente la credibilità della società e indebolisce ogni tentativo di riscossione.
Per i sindaci, tutto ok?
A questo si aggiunge il cortocircuito generato dalla transizione digitale. La migrazione del software, invece di rappresentare un salto di qualità, ha contribuito a svuotare le casse e a paralizzare processi essenziali. Senza una bonifica preventiva dei dati, l’innovazione si è trasformata in un moltiplicatore di inefficienze.
E mentre la struttura arranca e i conti restano fuori controllo, la governance sembra scegliere altre priorità. La riscrittura delle nuove procedure concorsuali diventa l’unico perno dell’azione amministrativa del manager Guccione, in un contesto in cui le emergenze restano tutte irrisolte.
È di questi giorni, infatti, una delibera che interviene proprio su questo fronte, sulle assunzioni, con modifiche al regolamento del 2023 che sembrano cucite su misura, quasi come in un atelier, per personaggi molto noti da assumere. E allora la domanda diventa ancora più scomoda: cosa bolle davvero in pentola?
È davvero questa la priorità di una società che dovrebbe garantire un servizio pubblico essenziale? Oppure si sta imboccando una strada diversa, dove il tema non è più rimettere in ordine i conti e salvaguardare il servizio, ma ridefinire il perimetro degli orticelli tanto cari alla politica?
Il dubbio, sempre più concreto, è che mentre i problemi strutturali restano irrisolti, si lavori su dinamiche che rischiano di far crescere ulteriormente il peso della macchina interna. Una direzione che, in una fase di emergenza finanziaria, appare difficile da giustificare.
Una sciagura, su ogni fronte.
E mentre tutto questo accade, i sindaci soci che fanno? Restano a guardare, spettatori silenziosi di un progressivo scivolamento verso il punto di non ritorno. Perché è anche nella loro inerzia che si misura la tenuta del sistema.
Il confronto con modelli di gestione realmente efficienti è impietoso. Lì dove si investe in controllo delle perdite, monitoraggio delle reti, affidabilità dei dati e capacità di riscossione, si costruiscono bilanci solidi e servizi credibili. Qui, invece, si continua a inseguire l’emergenza senza mai affrontarne le cause.
E intanto si avvicina uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. Se questa deriva economico-finanziaria dovesse proseguire, i Comuni soci potrebbero essere costretti a fare una scelta drastica: mettere a bando il servizio idrico. Una prospettiva che segnerebbe il passaggio da una gestione pubblica a una affidata ai privati, non per scelta politica ma per necessità.
Era questo il destino già scritto di Iblea Acque?
O, peggio ancora: è questo il percorso che si sta consapevolmente costruendo?
Perché se i conti restano fuori controllo, se la riscossione è ferma, se i dati sono talmente inaffidabili da far pagare il caro estinto che però è vivo, e se le priorità si spostano altrove — sui concorsi — allora non siamo davanti a una crisi. Siamo davanti a una resa.
E mentre la società affonda nei suoi problemi strutturali, il manager cerca la benedizione per la Santa Pasqua. Ma qui, più che affidarsi a un Salve Regina, servirebbe un esorcista.
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