Conviene si o no avere un dirigente generale?
di Redazione
Ragusa – La delibera del 18 agosto proroga il bando per dieci operai e congela quello per il dirigente Affari Generali, per il quale è disposta la verifica sulla copertura finanziaria. Sullo sfondo, il confronto tra le selezioni della gestione precedente — poche domande, profili rimasti scoperti — e i 150 candidati delle procedure attuali.
Il Comitato di controllo analogo di Iblea Acque ha deliberato la proroga del bando per dieci operai di terzo livello e la sospensione del bando per il dirigente Affari Generali, disponendo per quest’ultimo la verifica della copertura finanziaria. La decisione è maturata nella riunione del 18 agosto, convocata su richiesta del deputato questore dell’Assemblea Regionale Siciliana Emanuele “Nello” Dipasquale, che il 13 agosto aveva chiesto la revoca in autotutela delle determine dell’amministratore unico n. 263 del 22 luglio, n. 276 e n. 277 del 7 agosto 2026.
Le tre determine riguardano, rispettivamente, otto addetti amministrativi e alla fatturazione (livello 4, a tempo pieno e determinato per un anno), dieci operai di terzo livello (sempre per un anno) e un dirigente Affari Generali con rapporto a tempo pieno e indeterminato. Nella nota inviata all’amministratore unico e al Comitato, il deputato aveva contestato la mancata pubblicazione dei bandi sul portale unico del reclutamento InPA, richiamando l’art. 35, comma 3, del d.lgs. 165/2001 e la legge 79/2022, e aveva invocato i principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’art. 97 della Costituzione.
Alla richiesta la società aveva replicato con una nota di riscontro articolata: l’art. 35, comma 3, del d.lgs. 165/2001 enuncia soltanto i principi delle procedure di reclutamento, mentre l’obbligo di pubblicazione sul portale InPA — previsto dall’art. 35-ter — riguarda amministrazioni centrali, autorità indipendenti, Regioni ed enti locali, non le società a controllo pubblico; per queste ultime la pubblicità è regolata dall’art. 19 del d.lgs. 175/2016, che prescrive la pubblicazione dei provvedimenti sul sito istituzionale della società. Iblea Acque aveva inoltre richiamato la natura privatistica degli atti di gestione del personale e la giurisdizione del giudice ordinario, aggiungendo che la revoca delle procedure avrebbe determinato, essa stessa, un danno erariale.
Ma è il confronto tra le procedure della gestione precedente e quelle attuali a sollevare gli interrogativi più delicati. Sotto l’amministratore unico che ha preceduto l’attuale, gli esiti dei bandi raccontano una partecipazione assai ridotta: per cinque posti di amministrativo avevano presentato domanda in nove, due dei quali privi dei requisiti; dei tre concorsi per altrettante figure dirigenziali — un ingegnere, un contabile e un amministrativo — soltanto un candidato era stato ammesso alle prove orali per il profilo tecnico, per quello contabile l’esito non risulta, per l’amministrativo non fu presentata alcuna domanda. Oggi, per le assunzioni a tempo determinato, le candidature superano le 150 unità. Un’inversione che rovescia la domanda: se la pubblicità delle procedure è il metro di giudizio, dove mancava prima e dove manca adesso?
C’è poi un dato che, secondo le ricostruzioni che circolano negli ambienti istituzionali, si ripete in più società del territorio legate agli stessi equilibri di governo locale: la costante carenza della funzione dirigenziale amministrativa, quella che presidia la regolarità degli atti, i controlli interni, la gestione delle procedure. Una carenza che non determina di per sé l’illegittimità degli atti, ma che espone la società a profili di responsabilità organizzativa: la giurisprudenza è ferma nel ritenere che gravi sugli amministratori il dovere di predisporre adeguate procedure di controllo preventivo e successivo sulle spese e sulla gestione, la cui omissione è fonte di responsabilità, anche quando non sia contestata la singola operazione In una società in house che gestisce risorse pubbliche, la mancata copertura di quella funzione non è soltanto un problema organizzativo: è una scelta di gestione che la giurisdizione contabile può sindacare.
Ed è qui che il nodo della copertura finanziaria diventa il crocevia di tutta la vicenda. Il bando per il dirigente Affari Generali rifatto oggi è la stessa figura già bandita due anni fa e rimasta scoperta per mancanza di candidature; gli altri due profili dirigenziali — tecnico e contabile — risultano invece coperti. La verifica disposta dal Comitato riguarda il solo reclutamento dirigenziale: per il bando operai si è proceduto alla proroga, senza alcun dubbio sulla sostenibilità. Il ragionamento è lineare: se per i dirigenti assunti due anni fa la verifica di sostenibilità finanziaria era stata fatta, allora la copertura c’era e può esserci anche oggi, e la verifica chiesta dal Comitato è solo un adempimento formale; se invece non era stata fatta, la domanda diventa con quale copertura gli altri dirigenti siano stati assunti.
Resta ora la prova del Comitato e del suo presidente, l’avvocato Giuseppe Cassì, sindaco di Ragusa: dovrà sciogliere la verifica sulla copertura finanziaria del reclutamento dirigenziale, ma anche dare una risposta agli interrogativi che i numeri del passato sollevano. E sullo sfondo resta l’interrogativo più ampio, che la vicenda Iblea Acque ripropone: se la carenza della figura dirigenziale amministrativa — quella che garantisce la correttezza degli atti e la regolarità dei conti — sia una disfunzione da sanare o, al contrario, una condizione che in qualche modo conviene mantenere.
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