Cultura
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10/05/2008 17:19

Il 9 maggio moriva Aldo Moro. Ma anche Peppino Impastato

di Redazione

Cari lettori, non ho intenzione di scrivere un articolo, perchè forse non ne sarei in grado di scriverne uno appropriato per questo argomento!
Scriverò quindi solo una lettera con lo scopo di ricordare.
Ieri 9 maggio 2008 ricorreva il trentesimo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle BR.

La stessa notte tuttavia, quella del 9 maggio 1978, a Cinisi, vicino Palermo, veniva ucciso dalla mafia Peppino Impastato, un giovane che aveva deciso di ribellarsi all’ambiente mafioso in cui viveva. Tuttavia questa notizia passò quasi inosservata, per due principali motivi: innanzi tutto l’omicidio Moro occupò per settimane i media e non diede spazio ad altre notizie, in secondo luogo la morte di Peppino venne considerata dapprima un suicidio e in seguito, per molti anni, un attentato finito male. Peppino infatti, militava in quei movimenti politici che erano Democrazia Proletaria e Lotta Continua ed era considerato un estremista. Tuttavia sul luogo del delitto vi erano degli elementi sospetti, tipo dei sassi sporchi di sangue, che lasciavano pensare che Peppino fosse stato aggredito, ma per i magistrati fu più comodo archiviare il caso come un attentato finito male.
Solo alle soglie del 2000 si è scoperta la verità e riabilitata la memoria di Peppino: Peppino fu infatti ucciso e poi fatto esplodere sulle rotaie per simulare un attentato.
Tano Badalamenti, boss di Cinisi, fu accusato e condannato all’ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio.
Peppino, prima di Falcone e Borsellino e di chiunque altro, ha dato inizio alla lotta alla mafia attraverso l’antimafia sociale, fatta di persone che alzano la testa.
Peppino, figlio di un mafioso, era indignato nel vedere ciò che la mafia era, si era ribellato e con i suoi amici aprì una radio, radio aut, con la quale denunciava giorno per giorno, con nomi e cognomi, i mafiosi di Cinisi, faceva volantinaggio, manifestazioni e infine si era candidato a sindaco: due giorni prima del suo comizio conclusivo venne assassinato.
Peppino è morto, ma le sue idee no: dopo la sua morte infatti il fratello Giovanni e i suoi compagni, insieme alla madre Felicia, hanno continuato la lotta alla mafia, anno dopo anno e oggi, in occasione del trentennale, si sta svolgendo a Cinisi una quattro giorni piena di dibattiti, forum, manifestazioni e concerti.
Ieri c’è stata la vera e propria manifestazione e alcuni ragazzi di Scicli, insieme con altri giovani della provincia, ci siamo recati a Cinisi per manifestare il nostro dissenso alla mafia.
Anche se ancora gli abitanti di Cinisi si ostinano a rimanere nell’omertà, ieri migliaia di persone (secondo gli organizzatori 10.000) da ogni parte d’Italia si sono ritrovare ad urlare che la “mafia è una montagna di merda” proprio in quel luogo dove trent’anni fa lo urlava Peppino.
Come ripeto non voglio raccontare la storia di Peppino perchè comunque non riuscirei a darvi una visione globale di quello che lui è stato, ciò che mi preme è ricordare questa persona ma soprattutto rendere il ricordo attivo, fare in modo che giorno dopo giorno il ricordo di Peppino ci spinga a lottare contro le ingiustizie e contro la mafia che oggi ci affligge ancora tanto in Sicilia.
Per chiunque voglia approfondire la vita di Peppino un buon inizio potrebbe essere vedere “I cento passi” di Marco Tullio Giordana e visitare il sito http://www.peppinoimpastato.com

                                                                Andrea Ruta