Attualità
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14/04/2008 12:48

Il calo nell’affluenza. Chi ci guadagna e chi ci perde

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di Redazione

Si è registrato un calo nell’affluenza alle urne. Gli analisti cercano di interpretarne il significato e, soprattutto, cercano di prevedere quali vantaggi e svantaggi il calo regalerà alle parti politiche. Perderà voti la sinistra, il centrosinistra, il centro, il centrodestra o la destra? E i vantaggi e gli svantaggi saranno ripartiti egualmente? Si può tranquillamente affermare che lo zoccolo duro dei vari schieramenti non sarà scalfito da questo fenomeno.

Gli elettori impegnati vanno a votare.

Dove si trovano?

Una volta la risposta era semplice: nei partiti di opinione, quelli radicarti a ideologie fortu. Ma oggi questa “nicchia” ideologizzatta è difficile da reperire. Possiamo provare ad immaginare che la sinistra e la destra, cioè le ali estreme, non debbano registrare defezioni, ma è proprio in queste aree politiche che si verificano sentimenti “forti”, come la delusione, la crisi di rigetto. Quindi se ne deve dedurre che il radicamento e le delusioni finiscano con il pareggiare il conto.

Facciamo alcune considerazioni di carattere generale che potrebbero aiutarci a capire. La prima riguarda la legge elettorale che defrauda i cittadini del loro diritto di scelta.

C’è chi ha fatto un ragionamento “a dispetto”: non mi permettono di dare la preferenza a chi voglio, mi costringono a ratificare le loro scelte, non ci sto, non voglio essere preso in giro, non vado a votare.

Secondo ragionamento, il più consueto per chi diserta le urne: quelli fanno ciò che vogliono, non ci credo a questa sceneggiata, non mi interessa il voto, tanto le cose vanno come devono andare.Altro atteggiamento diffuso: il mio lavoro è ben più importante, non ho tempo per queste cose, non posso disdire i miei appuntamenti.Abbiamo previsto tre ipotesi perché ci sembrano le più vicine alla realtà. Non abbiamo considerato la cosiddetta antipolitica recente, l’invito di Beppe Grillo a non votare perché “va cambiato tutto, va rivoltata la democrazia come un calzino”.

Lo stesso Beppe Grillo, che non ha votato, in Sicilia ha presentato una sua lista e aiutato la sua candidata alla presidenza della Regione.

Altro elemento da tenere presente: il calo nell’affluenza alle urne è di quattro punti per le politiche, non si registra invece alcuna diminuzione alle amministrative. Laddove si vota per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali, infatti, la percentuale è stata mantenuta o addirittura è aumentata.

Questo ci fa subito pensare che i cittadini vivano con maggiore intensità la vita democratica della loro città. L’amministrazione pubblica locale viene percepita in modo concreto: i trasporti, la scuola, gli ospedali sono il termometro della buona o della cattiva amministrazione. E le tasse locali sono anche loro una spia, visibile e concreta.

In più i candidati si possono scegliere e sono ben conosciuti. Molte, dunque, le motivazioni che avvicinano i cittadini alle istituzioni territoriali.Infine, la Sicilia: il calo di affluenza alle urne che si registra è piuttosto alto, ma bisogna ricordare che stavolta si vota in due giorni, anche il lunedì, mentre in occasione delle regionali di due anni or sono si votò soltanto la domenica.

Fatta questa precisazione, il calo non appare per nulla significativo. E’ possibile anzi un recupero nelle ore della mattinata, tenendo conto che in Sicilia, si vota per le politiche e per le regionali (ma non per le amministrative, che si terranno in giugno). L’election day siciliano potrebbe migliorare l’affluenza alle urne? Difficilmente accadrà, in considerazione dei dati fin qui acquisiti.

E’ troppo presto comunque per trarre conclusioni, ma è tardi per il rammarico. Per incentivare la partecipazione, occorre restituire il diritto di scelta agli elettori. 

Fonte: Siciliainformazioni.com