Attualità
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07/01/2011 17:27

Il cappotto di Bersani e i cuochi di Ragusa

L'inverno freddo della politica

di Socrathe

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Pier Luigi Bersani
Pier Luigi Bersani

Se Berlusconi aspetta gli sconti per proteggersi dal freddo e cambiare il suo guardaroba, il PD nazionalpopolare non è da meno. Ma la stagione dei saldi per il partito di Massimo D’alema &co è iniziata con largo anticipo rispetto al canonico gennaio. Che poi tanto canonico, per un partito di laici, il mese di gennaio non è mai stato. Anche perché un nuovo look al segretario di partito lo si doveva dare, e non si poteva certamente aspettare lo sconto per vestirlo a nuovo.

 

E per comprare pezze vecchie e avanzi di sartoria, anche in tempo di crisi, ci vogliono denari. Mica bruscolini! Ma il segretario del secondo partito italiano, in termini di voti alle urne, non può andare in giro a braccia scoperte. Si deve coprire. Fa freddo!

 

E facendo leva sulla solidarietà dei colleghi, piuttosto che sperperare le finanze di partito, alla fine il cappotto nuovo al compagno Bersani l’ha confezionato, e per bene! la sua capogruppo al senato.

Un cappotto come si deve, mica un pezzo di lana così e così, rigorosamente cucito a mano dalla senatrice stessa, con ritagli di cachemire siciliano, preziosissimo, che strizzano l’occhio agli affidamenti fiduciari, preziosi assai anche questi, della sanità siciliana al marito imprenditore, in barba (merinos?) alla regolamentazione degli appalti pubblici.  

Dopo mesi e mesi in maniche di camicia, che gli son costati almeno 3 punti percentuali sui consensi elettorali da sondaggio, un pastrano per il compagno Bersani ci voleva per davvero.

Anche perché il vento dell’imbarazzo soffia freddo e gelo, che in casa PD pare la notte di natale a Betlemme. Ma siamo in Italia, mica in terra santa. E quindi ci può stare anche bene che una pecora del gregge democratico smarrisca il cammino della legalità. Alla fine è il risultato finale quello che conta, e un gran bel cappotto per riscaldare Bersani ci voleva eccome!

 

Ma la storia degli imbarazzi in Italia e soprattutto in Sicilia è ancora tutta da scrivere.

 

Vuoi mettere una bella piscina volante (che gode di regolare autorizzazione, a scanso di equivoci e di querele) e coperta ( a mo’ di capannone mobile industriale), a ridosso degli scavi archeologici di Siracusa? Se tutto questo non è futuro e libertà di edificare e coprire i terrapieni che puzzano ancora di ellade antica, come meglio aggrada ai siracusani,  poco ci manca.

 

E vuoi mettere, stringendo il campo alla nostra amata provincia regionale di Ragusa, che su 100 assunzioni all’ASP (sanità!) ben 24 posti riguardano la figura professionale di cuoco? Ovvero, all’Asp di Ragusa, terra di chiusure d’ospedali e esternalizzazione dei servizi, o come cavolo si chiama l’affidamento a terzi di un lavoro che prima veniva eseguito in casa, ci sarebbero ancora 24 cucine da gestire? E questa sì che è notizia!

Facendo il conto alla siciliana, ovvero, confrontando le assunzioni dei cuochi non per le reali esigenze organizzative nelle cucine dell’Asp di Ragusa, ma a coppola di.. lana, alla siciliana, appunto, (…) cioè un cuoco moltiplicato l’onorevole di riferimento, dà come risultato finale 7 (sette!). E gli altri diciassette, direte voi? Vuoi vedere che all’ASP di Ragusa diciassette+ sette cucine si sono salvate dalla riorganizzazione dei presidi ospedalieri figlia dell’austero piano Russo?

Nella terra dei cachi dell’Etna e dei mandaranci di Lentini tutto è possibile, ma la realtà è un’altra. Mi sa che in Sicilia si è sparsa la voce sul cappotto nuovo di Bersani, confezionato in casa e senza spendere un euro. E così tutti, da destra a centro, ne vogliono uno. Di cappotto s’intende. Ché non si dica che solo la sinistra è in grado di agucchiare pastrani. Anche perché l’inverno è ancora lungo e il peggio non sembra essere passato.