il Comune ha trasmesso all’Istituto solo una parte dei nominativi dei lavoratori della partecipata
di Redazione
Modica – La vicenda degli ex dipendenti della Servizi per Modica, trasferiti a Iblea Acque nel novembre 2023 insieme alla cessione di reti e impianti, continua a sollevare gravi interrogativi sulla correttezza, la trasparenza e la linearità dell’azione amministrativa del Comune di Modica e dell’INPS. Il passaggio dei lavoratori alla nuova società avrebbe dovuto rappresentare il momento conclusivo di un percorso ordinato e rispettoso delle prerogative dei dipendenti pubblici; invece, si è trasformato in un caso emblematico di comunicazioni incomplete, omissioni amministrative e valutazioni contraddittorie. Va precisato che Iblea Acque non ha alcun ruolo in questa anomalia: la radice del problema è interamente riconducibile al Comune di Modica e, per la parte di propria competenza, all’INPS.
La Servizi per Modica, società a totale partecipazione pubblica con funzioni fondamentali nella gestione idrica e ambientale del territorio, operava con un organico che superava stabilmente i cinquanta dipendenti, soglia che determina obblighi precisi e non discrezionali in materia di versamento del TFR al Fondo Tesoreria INPS. Eppure, in prossimità del dissesto finanziario, il Comune ha trasmesso all’Istituto solo una parte dei nominativi dei lavoratori della partecipata. Chi figurava in quell’elenco ha ottenuto la liquidazione del TFR; chi ne è rimasto escluso, senza spiegazioni, è stato lasciato in un limbo amministrativo che dura ancora oggi. Ci si chiede sulla base di quale criterio il Comune abbia selezionato alcuni lavoratori ignorandone altri; e ancor più grave risulta il fatto che tale esclusione non sia mai stata comunicata agli interessati, impedendo loro di conoscere tempestivamente la reale portata dell’omissione.
I lavoratori rimasti fuori da quella comunicazione incompleta, ignari dell’errore originario del Comune di Modica, non avendo mai aderito a forme di previdenza complementare, si sono rivolti all’INPS per ottenere il TFR maturato e maturando, come previsto dalla normativa. È a questo punto che emerge un secondo elemento critico: l’INPS risponde loro che nessuna registrazione risulta presso il Fondo Tesoreria riferibile alle loro posizioni. Tale affermazione, oltre a generare sconcerto, risulta inconciliabile con il fatto che altri dipendenti della stessa società, trasferiti nelle medesime condizioni a Iblea Acque, hanno ricevuto regolarmente la liquidazione del TFR. La mancata coerenza nella gestione delle pratiche non appare frutto di una semplice disfunzione tecnica, ma indica l’esistenza di una discrasia istituzionale che merita di essere chiarita con rigore.
Dopo vari solleciti, il Comune di Modica avrebbe trasmesso ulteriore documentazione all’INPS, che per mesi ha risposto che le pratiche risultavano in lavorazione, senza mai fornire un quadro definitivo. Solo nella seconda metà del 2025 giunge l’esito, sorprendente e contraddittorio: l’INPS rigetta le domande sostenendo che la Servizi per Modica non aveva l’obbligo di versare il TFR al Fondo Tesoreria, poiché avrebbe avuto un organico inferiore a cinquanta dipendenti. Affermazione che contrasta con i dati oggettivi dell’azienda, con la storia dei versamenti effettuati e, soprattutto, con le stesse liquidazioni già riconosciute ad altri lavoratori. Risulta difficile comprendere come un ente previdenziale possa, a distanza di mesi, attribuire alla stessa identica realtà giuridica due qualificazioni opposte, producendo effetti totalmente divergenti tra lavoratori che hanno svolto identiche mansioni sotto il medesimo datore di lavoro.
Il quadro che emerge è quello di una filiera amministrativa interrotta, nella quale il Comune di Modica omette comunicazioni essenziali o le trasmette in modo incompleto o distorto, e l’INPS adotta posizioni difformi, non uniformi e non sorrette da un’impostazione giuridicamente stabile.
Le dichiarazioni rese alle diverse istanze non collimano né tra loro né con i fatti documentali. Tutto ciò mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e configura una grave violazione dei principi di trasparenza, correttezza e buon andamento dell’amministrazione pubblica sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
Il trattamento di fine rapporto non è una concessione discrezionale: è un diritto intangibile, un credito certo, esigibile e assistito da garanzie precise. Il fatto che lavoratori che hanno prestato servizio per anni in una società pubblica non sappiano ancora, a distanza di tempo dal loro trasferimento, dove siano finite le somme a loro spettanti, rappresenta un vulnus amministrativo prima ancora che una questione economica. È indispensabile chiarire definitivamente quali fondi siano stati accantonati, chi ne sia in possesso, perché alcuni lavoratori siano stati riconosciuti e altri ignorati, e quale sia stata, in concreto, la catena delle responsabilità tra Comune di Modica e INPS.
La domanda di fondo resta sospesa: dove è confluito il TFR dei dipendenti della ex Servizi per Modica rimasti esclusi dalle liquidazioni? E soprattutto, come è stato possibile che un errore del Comune abbia prodotto effetti così gravi senza che l’INPS intervenisse immediatamente per verificare la coerenza dei dati ricevuti? Finché queste domande non troveranno una risposta precisa, ufficiale e documentata, la vicenda rimarrà un caso emblematico delle distorsioni che possono generarsi quando la trasparenza amministrativa viene meno e quando i diritti dei lavoratori vengono subordinati a procedure opache e non allineate.
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