L'italiano più autorevole per la comunità scientifica internazionale
di Giuseppe Savà
Scicli – Il giorno di Agamben è arrivato.
Stasera alle 21 una delle dieci teste pensanti più importanti del mondo (la definizione è del Times e di Le Monde) sarà a Scicli, a palazzo Spadaro, per la lectio magistralis su “Cosa è l’opera d’arte”.
Amico di Pasolini, di Heidegger, di Elsa Morante e di Italo Calvino, docente nelle università di Parigi e di Londra, Agamben sarà ospite del Movimento culturale Vitaliano Brancati, che ha il merito di aver organizzato un evento di assoluto livello, forse il più importante in provincia nell’estate 2012.
Agamben si era innamorato di Scicli l’anno scorso, durante un lungo periodo di vacanza in città. In Francia è considerato come Umberto Eco lo è in Italia.
E dire che il filosofo è romano di Roma, per quanto il cognome possa trarre in inganno.
Agamben è intellettuale raffinatissimo: ha avuto il coraggio di lasciare l’insegnamento universitario in Italia, facendo una scelta di campo -trasferendosi in Francia- che lo ha reso indigesto ad alcuni ambienti culturali italiani.
Una laurea in legge, un’altra in filosofia, Pasolini lo chiamò a interpretare il ruolo dell’apostolo Filippo nel film “Il Vangelo secondo Matteo”.
Il percorso del suo pensiero attraversa la letteratura e l’estetica, il diritto e l’etica, per fermarsi sempre e di nuovo sulla questione del potere e della politica. Le sue critiche radicali della politica dei governi occidentali dopo il 1989, lo hanno reso famoso. Nel 1995 con «Homo Sacer», il suo libro sulla «nuda vita» priva di diritti, è diventato da un giorno all’altro la star della comunità filosofica internazionale.
Nel recente libro-intervista sulla identità, Zygmunt Bauman, il più grande sociologo politico vivente, cita Agamben, facendo riferimento ai suoi studi e ai suoi trattati.
Oggi Agamben è considerato l’italiano più autorevole al mondo, per quanto in madre patria (ma la cosa non sorprende) sia quasi sconosciuto, anche perché sempre sfuggente ai riflettori e alla popolarità televisiva.
Tra le polemiche che lo hanno portato al centro del dibattito politico mondiale, quella innescata nel 2004, quando in un articolo su La Repubblica, annunciò la sua decisione di cancellare il corso che avrebbe dovuto tenere alla New York University, perché non intendeva sottoporsi ai nuovi dispositivi di controllo imposti dal governo americano ai cittadini stranieri che si recano in Usa, cioè lasciare le proprie impronte digitali e essere schedati.
Un gesto di grande coraggio, che determinò reazioni negli ambienti politici e culturali di tutto il mondo.
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