Una riunione oltreoceanica
di Elisa Mandarà
Scicli – Una periferia centripeta, Scicli, capace di catalizzare il ritorno dai centri metropolitani dell’arte, valevole a essere patria nuova, la più vera, quella che abbracci per consapevole adozione. Nasce in questo lembo di Sicilia, il Gruppo di Scicli. Non esibendo un manifesto che possa veicolare mediaticamente intenti, ma mantenendosi, per coerenza programmatica, ancorato a un’ideale atemporale, di ascendenza classica della prassi artistica, per cui kalós non può non fare binomio con agathós.
Trent’anni e un po’ sono passati dalla prima mostra del nucleo storico del Gruppo, che, nel 1981, a un anno dalla fondazione del Movimento Vitaliano Brancati, matrice d’un sodalizio culturale ed etico, esponeva presso La Tavolozza di Palermo. Alvarez, Candiano, Guccione, Polizzi, Sarnari, i primi a stringersi in una identità di scuola, molto più che un’etichetta. Lo dimostra l’apertura del Gruppo a voci altre, artisti che confluiscono in questa poetica dell’impegno, in senso metaforico e tante volte proprio, in una stagione ininterrotta di esposizioni, di kermesse estetiche di altissimo livello, che hanno contribuito in maniera sostanziale alla sprovincializzazione dell’arte originata nella contrada breve iblea, ma anche di iniziative forti, volte alla tutela del territorio.
Oggi il Gruppo è pronto per una nuova esaltante riunione, stavolta oltreoceanica. A settembre, e per un mese, sarà a New York, presso la Bernarducci Meisel Gallery, in una raffinata collettiva affidata alle cure di Antonio Sarnari, accompagnata da un suo testo e da una pagina di Alberto Agazzani. Emblematico il titolo della mostra, “Il Gruppo di Scicli. Contemporary Painters and Sculptors From Southern Sicily”: perché è la Sicilia della contemporaneità figurativa, che va in America, col suo fagotto storico mescidato di emblemi, antico secoli di civiltà, ma fresco della sua cifra mobile, mai definitiva in una maniera, mai a rischio di corto circuito, di autoreferenzialità.
Volano in nove. Portando, come nel segno del Gruppo, l’autonomia di percorsi icasticamente individuali, solo personali, la partitura letteraria di Sonia Alvarez, nel racconto vibrante degli interni domestici, giocata tra atmosfere nordeuropee e infiltrazioni luministiche mediterranee; la scultura di Carmelo Candiano, col motivo caro dei girasoli, pretesto iconografico naturalistico a un tattilismo pittoricistico della pietra; la dolcezza del canto di Giuseppe Colombo, della figura sbalordita di esattezza naturale, arrecante i valori di un metafisico silenzio; il dialogo eccezionale tra finito e infinito, tra visività e sublime, tra epos e fenomenico, nella poetica di Piero Guccione, che riclassifica pittoricamente i poli categorici di spazio e tempo; la sospesa fissità di Salvatore Paolino, aria sensibile, che scava un varco lirico tra realtà e trasfigurazione; le struggenti solitudini che effondono le interpretazioni paesaggistiche di Franco Polizzi, sfaldate nelle frammentazioni spaziali o moltiplicate nei tempi richiamati, che sedimentano la polvere della memoria sulle superfici inondate di luce; l’enigmatica sospensione del fotogramma di Giuseppe Puglisi, che, in tessiture del vero percettibile, coglie l’oltre quanto l’occhio tange; l’eleganza del frammento di Franco Sarnari, artefice d’un cosmo complesso e fascinoso, visitato nel climax ascendente culminante con le Cancellazioni, l’artistica distruzione, la palingenesi; la potenza materica di Piero Zuccaro, l’impronta di vita nella vistosità corporea del colore.
La Sicilia
In apertura, Piero Guccione fotografato da Gianni Giacchi.
Sotto, il Gruppo di Scicli, insieme ad amici e simpatizzanti, fotografato nel 2008 da Sergio Bonuomo.

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