Attualità
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23/02/2008 15:01

Il Manifesto di Silvio non piace a Crespi, ex Datamedia, oggi Minardo Group

di Redazione

Ogni indizio che possa farci capire quel che sta succedendo in questa vigilia elettorale è buono. Ieri su Repubblica, in un’intervista, Luigi Crespi, ex titolare di Datamedia, qualche disavventura giudiziaria, una vecchia frequentazione con Miccichè e con i vertici di Forza Italia, si esprime in questo modo: “Berlusconi sta facendo una campagna elettorale suicida. E’ fermo all’angolo…”.

 

Nel corso dell’intervista Crespi snocciola le sue critiche che sono inequivocabili. Crespi se la prende anche con i manifesti giganti affissi in tutta Italia dal PDL con la faccia di Berlusconi. Leggiamo che cosa scrive Crespi sul suo sito: “Non voglio fare un’analisi dotta del manifesto del Popolo delle Libertà ma solo offrirvi alcuni spunti che indicano una serie di errori clamorosi fatti in questa prima affissione del partito di Silvio Berlusconi”. Il tenore della requisitoria rimane questo dall’inizio alla fine. Ma andiamo ai contenuti: “La prima cosa che salta all’occhio è che il poster non ha la faccia di Berlusconi, credo sia il secondo poster fatto dal Cavaliere che non contempli il suo sorridente primo piano. La scelta in questa fase è francamente poco comprensibile e non riesco a coglierne le ragioni, visto che tutta la comunicazione non pubblicitaria è tesa alla polarizzazione dello scontro politico con Veltroni. “La seconda osservazione è che questo 6×3 sottrae non somma, ovvero viene meno il marchio di Forza Italia, si aggiunge questo nuovo marchio del Popolo della Libertà che in comune al vecchio ha le cromature e il nome di Berlusconi, ma si cancella completamente Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini e tutti quei partiti o partitini come ad esempio la DC di Rotondi che vi sono confluiti e che non trovano in questo manifesto una sintesi simbolica di nessun tipo e di nessuna natura!”. Osservazioni argute, non c’è che dire. Ma perché non parlarne per tempo, o esprimere le critiche in altra sede? Non che non abbia fatto bene a scriverle o che non debba prendersi la libertà di farlo, solo che questo è il segno che non è stato interplellato e che quindi non è felice di questa “distrazione”.

 

Torniamo alla requisitoria: “Manca la narrazione, manca un racconto emotivo, un’immagine suggestiva che ha sempre rappresentato nella comunicazione di Berlusconi capisaldi molto forti”. A questo punto Crespi va nel dettaglio, è il suo mestiere quello di comunicare, no? “Dal punto di vista prettamente grafico ed iconografico il poster appare mal fatto, scarsamente leggibile, con gli script confusi e non visibili da lontano, non si comprende dove sta il payoff o per dirla in italiano, lo slogan che è debole: ”Rialzati Italia” è un’indicazione di moto totalmente auto-referenziata che lascia indifferente il lettore”.

 

E ora la pagella, voti basissimi: “Quindi siamo di fronte al peggior manifesto messo sui muri da Silvio Berlusconi, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto rappresentare visivamente e simbolicamente nei manifesti la svolta e il cambiamento che lui ha voluto con la nascita del PDL. E’ un poster rinunciatario, non perché Berlusconi come qualche malalingua intende punti al pareggio, o come altri sostengono a far perdere bene il PD di Veltroni. La cultura di Berlusconi come ben sappiamo è fondata sul vincere in tutti i settori della sua vita, dal calcio alla politica, lui ben sa che gli elettori preferiscono votare per un vincente che non per un perdente”.

 

Infine, la mozione degli affetti, con qualche suggerimento. “Quindi credo che Berlusconi stia sottovalutando l’importanza della campagna elettorale, e che la viva come un tributo dovuto, una necessità per ritornare a Palazzo Chigi da cui è stato usurpato. E pensare che proprio lui ha spiegato agli spin doctor, ai tecnici, che le campagne si fanno, e proprio lui ha dimostrato che in campagna elettorale i voti si possono anche perdere”.

 

Conclusione: “Non vi è dubbio che sia partito nel peggiore dei modi, ma anche questo è un classico per lui, che non ha a disposizione tre mesi ma solo cinquanta giorni ed un vantaggio stimato tra gli 8 ed i 10 punti che secondo i suoi calcoli possono bastare. Conoscendo però quanto sono dispettosi gli italiani, se fossi nei suoi panni mi darei una svegliata, anche se mi sembra difficile riprendere nel panorama politico il posto di “venditore di sogni” già occupato da Veltroni”.

Fonte: Siciliainformazioni.com