Riceviamo e pubblichiamo.
di Lettera firmata
Ragusa – L’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei nasce da un lungo percorso finalizzato alla tutela di uno dei territori più preziosi e meglio conservati del Mediterraneo.
La sua straordinaria biodiversità, un patrimonio geologico unico e i suoi paesaggi rappresentano una risorsa ambientale, culturale e turistica di valore nazionale.
Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni politici o rappresentanti di business serricoli interessati ad espandersi in zona – ultimamente il senatore Salvo Sallemi e il deputato regionale Giorgio Assenza – hanno espresso forti perplessità sul progetto, sostenendo che il Parco potrebbe penalizzare l’agricoltura, l’allevamento o lo sviluppo economico del territorio.
Si tratta di preoccupazioni che meritano attenzione e confronto, ma che non possono trasformarsi in una difesa indiscriminata di modelli produttivi, che proprio in alcune aree del Sud-Est siciliano, hanno già mostrato evidenti limiti ambientali e sociali.
La nostra agricoltura tradizionale ha modellato il paesaggio degli Iblei. Tutelare le nostre produzioni locali e allevamenti, è senza dubbio una priorita’ economica e sociale. Difendere però la proliferazione di serre non è la stessa cosa.
Vogliamo veramente difendere un modello di sfruttamento serricolo intensivo che consuma suolo, altera il delicato equilibrio geologico del territorio e deturpa il paesaggio con distese di plastica incompatibili in una delle aree naturalistiche più rare e preziose della Sicilia?
Nella sola area sud-orientale si contano circa 9.000 ettari di serre, una delle più alte concentrazioni d’Europa.
Un Parco, a nostro parere, protegge ciò che è raro, e rende unico questo territorio, come risorsa ambientale, culturale e anche turistica:
Il Turismo nella nostra regione è cresciuto del 8% tra il 2023 e 2024 offrendo sempre piu’ posti di lavoro ai nostri ragazzi. È anche cambiata la natura del nostro turismo : cerca sempre di più un forte legame con la natura, la nostra cucina e la nostra cultura. Molti italiani e stranieri cercano investimenti immobiliari di qualità per scappare dalle città, dal cemento e dalla plastica, impiegando le nostre ditte, artigiani, chefs, Colf… comprando i nostri prodotti e promovendo la nostra regione a un livello mondiale.
È necessario anche essere onesti sul tema occupazione: gran parte della manodopera impiegata nelle serre intensive è costituita da lavoratori stagionali immigrati, spesso donne, spesso in condizioni di forte precarietà e vulnerabilità sociale.
È davvero nell’interesse del territorio sacrificare un patrimonio naturalistico unico, che alimenta turismo, valore immobiliare e qualità della vita, per difendere l’espansione di un modello serricolo intensivo che genera impatti paesaggistici, ambientali e sociali sempre più evidenti? I numeri suggeriscono che la vera crescita economica degli Iblei potrebbe dipendere sempre più dalla conservazione del paesaggio e dalla sua valorizzazione, piuttosto che dalla sua trasformazione.
Il Parco degli Iblei, che include la bellissima valle e foce dell’ Irminio, unico rifugio per tantissime specie autoctone, può e deve essere uno strumento di sviluppo, ma di uno sviluppo capace di guardare oltre gli interessi immediati e di preservare per tutti noi un patrimonio che ci appartiene.
Associazione Amici dell’Irminio
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