La donna ha emesso regolare fattura e si è rivolta al Giudice di Pace.
di Redazione
Napoletana, da tempo residente in Sicilia, 36 anni, di professione accompagnatrice. La donna ha avviato una controversia civile davanti al Giudice di Pace di Roma perché ha avuto problemi a incassare il suo “onorario” con tanto di fattura emessa di quasi 5.000 euro. A non saldare il compenso all’escort è stato un parlamentare. Dopo un anno di contenzioso civile, il deputato e la donna – con l’intermediazione di una associaizone – hanno trovato un accordo stragiudiziale. L’accompagnatrice per chiudere la questione si è “accontentata” di ricevere 3.000 euro.
A raccontare la storia è Laura di Stefano su La Sicilia.
La donna – separata e madre di una figlia, e senza altre fonti di reddito – ha deciso di intraprendere la professione di accompagnatrice su tutto il territorio nazionale. E, considerando i nuovi codici Adeco, ha anche avviato la partita Iva. Il 3 marzo 2025, la signora viene contattata dal politico per un servizio di “accompagnamento” con pernottamento a Roma dalla sera di venerdì 14 marzo al pomeriggio di domenica 16 marzo 2025. Le parti avrebbero concordato un compenso complessivo di 5.000 euro. La donna è partita ed ha anche anticipato le spese di trasferta. Una volta tornata in Sicilia, ha contattato il cliente chiedendo il saldo con tanto di bonifico. Ma a un certo punto l’uomo non ha più risposto alle chiamate ed è scomparso. La donna per tutelarsi ha emesso la fattura e ha deciso di rivolgersi all’associazione.
Dal 1° aprile 2025 è entrato in vigore un nuovo codice Ateco denominato “servizi di incontro ed eventi simili”, che ha consentito a escort e professionisti del sesso di aprire partita Iva, regolarizzare la propria posizione e, di conseguenza, agire in sede civile per il recupero dei crediti relativi alle prestazioni rese in autonomia, senza il coinvolgimento di terzi in attività di favoreggiamento. Forte di questo quadro, la donna ha presentato al Giudice di Pace di Roma un ricorso per decreto ingiuntivo a fronte della prima fattura fiscale emessa il 2 aprile 2025, avvalendosi del cosiddetto “regime agevolato”, che non prevede l’applicazione dell’Iva per chi non supera determinati limiti di fatturato annuo.
Nei giorni scorsi – riferiscono gli avvocati dell’Associazione – le parti hanno raggiunto un accordo transattivo pari a 3.000 euro.
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