Il ponte come pretesto
di Stefania Pilato
Modica – Ironico e amaro, divertente e crudele, ma soprattutto vero, dannatamente vero.
“Lavori in corso”, spettacolo teatrale scritto da Claudio Fava, apre il sipario su uno spaccato di storia siciliana, e italiana, che si muove tra un passato recentissimo, animato da uomini come Nitto Santapaola, Pio La Torre e Don Pino Puglisi, e l’ipotesi di un futuro all’ombra di “duecentomila tonnellate d’acciaio, piloni più pesanti della Torre Eiffel e più alti dell’Empire State Building, 8 milioni di metri cubi di terra da rimuovere, 16 milioni di tondini di ferro che messi in fila fanno due volte il giro della terra, e un totale di 7 miliardi di euro di spesa sapendo che il ponte dovrà rimanere chiuso per 100 giorni l’anno a causa dei venti”.
Diretta da Ninni Bruschetta, la pièce portata in scena al Teatro Garibaldi ha come perno la costruzione del ponte sullo stretto di Messina e le diverse prospettive da cui questo gigante d’acciaio può essere guardato. Vanto dell’ingegno umano o mostro che sventrerà la terra? Appalto sul quale lucrare o immensa opportunità di lavoro?
Intrecciando le figure di un extracomunitario, di un politico, di un pensionato e di un operaio, lo spettacolo offre uno sguardo variegato sulle cose, ma il punto di vista dell’autore è chiarissimo ed è estremamente critico nei confronti di quella che definisce “non un’idea si sviluppo, né tantomeno di progresso, ma piuttosto l’idea di una continuità, di un consolidamento dell’asse impresa-politica-mafia, che ha reso potenti e temibili tanti, molti siciliani”.
Ma in fin dei conti il ponte non è il protagonista della storia, è solo un pretesto per indurre a una riflessione più ampia sulla società e sulla politica contemporanee.
Fava e Bruschetta hanno confezionato un bell’esempio di teatro civile dal taglio agile e graffiante, sostenuto da ottimo mordente e ben interpretato da David Coco, Maurizio Marchetti, Faysal Taher e Antonio Alveario.
Molto efficace e puntuale la sottolineatura musicale live di Tony Canto che ha messo insieme proprie composizioni originali e cover di brani noti – felice l’inserimento di “Money” dei Pink Floyd e “Binario” di Claudio Villa – contribuendo alla vivacità dello spettacolo.
Foto Stefania Zaccaria
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