di Redazione
L’opportunismo del “subito alle urne” ha prevalso sull’opportunismo del “famose un governo de noantri“.
La giuria d’opportunisti diarchici ha così deciso. L’Italia pecoraria e mastellata del Direttorio di Prodi, farà posto al Consolato di Berlveltroni.
Non sarà un gran trauma nè un motivo di grande preoccupazione passare dal regime di Direttorio ad una nettissima diarchia consolare. Certo è da temere l’assenza di una vera opposizione.
Ma prima o poi l’opposizione rinascerà.
Il Consolato, per certi aspetti, potrebbe rappresentare un modo più efficace, una scorciatoia necessaria, per affrontare i problemi da troppo tempo accantonati nelle soffitte del Palazzo, ma ben presenti e dolorosi in mezzo alla gente.
Potrebbe.
Qualche passo timido è stato mosso in quella direzione, ma incerto ed ancora insufficiente. Così la riforma del mercato del lavoro, così il risanamento dei conti, così la riforma della pensioni, così la legge sull’immigrazione e sulla droga.
Scuola, giustizia, sanità e monnezza vanno sempre di male in peggio, malgrado le denunce, le autocritiche, i libri bianchi, rossi, verdi e d’ogni altro possibile colore. Così come i salari della gente che non arrivano a saldare i conti con l’ultima settimana di ogni mese. Il Consolato sarà in grado di affrontare questi problemi.
Deve.
Solo un governo efficiente, dotato di veri poteri e largo consenso, potrà risolvere le rinnovate questioni. Ave Berlveltroni, morituri te salutant.
– Socrathe – La Discarica dei Benpensanti –
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