Racconta la Chiesa attraverso i nuovi linguaggi digitali.
di Redazione
Genova – Don Roberto Fiscer lascia la parrocchia. L’arcivescovo di Genova Marco Tasca ha affidato al sacerdote più seguito d’Italia sui social media un incarico diocesano interamente dedicato alla comunicazione e all’evangelizzazione digitale. Nove anni alla guida della Santissima Annunziata del Chiappeto, nel quartiere genovese di Borgoratti: adesso don Fiscer smette il ruolo di parroco e si dedica a tempo pieno a quello che negli ultimi anni ha già dimostrato di saper fare meglio di chiunque altro nella Chiesa italiana, ovvero parlare ai giovani attraverso i linguaggi che i giovani usano davvero.
L’annuncio è arrivato direttamente dal suo profilo Instagram (dove lo seguono 280mila persone) con parole precise e senza fronzoli: «Sarò impegnato in un servizio diocesano dedicato alla comunicazione e all’evangelizzazione, soprattutto attraverso i social e i nuovi strumenti di comunicazione, per raccontare quanto è bella la Chiesa. Per questo motivo lascerò il servizio come parroco, per dedicarmi pienamente a questo nuovo ruolo».
La diocesi genovese compie così una scelta insolita nel panorama ecclesiastico italiano, ovvero non costruire dall’esterno una macchina comunicativa, bensì scommettere su un prete che quella macchina già la padroneggia, con un seguito organico costruito in anni di lavoro autentico e senza strategie di marketing alle spalle.

Chi è don Fiscer
800mila follower su TikTok, 280mila su Instagram: numeri che molti influencer professionisti si sognano, ottenuti da un sacerdote cattolico in abito talare che ha scelto di stare sui social esattamente come sta nella vita reale, senza filtri e senza il gergo devozionale che tiene lontana la gente. I suoi video sono brevi, diretti, spesso ironici. Parlano di fede senza trattare chi guarda come un bambino da catechizzare. E funzionano: non solo su TikTok, ma anche fuori, visto che don Fiscer è finito più volte sui canali televisivi nazionali, diventando uno dei volti più riconoscibili del cattolicesimo italiano contemporaneo. La sua storia personale è quella di un prete che non si è mai accontentato di una sola dimensione pastorale. Il libro autobiografico «Vita spiricolata» (titolo volutamente doppio, tra spirito e vivacità) racconta un percorso che passa per la «discoteca cristiana» degli anni giovanili, per Radio Tra le Note, per il lavoro con i detenuti e con i malati.
Il rapporto con l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova è uno degli elementi che don Fiscer ha tenuto a citare esplicitamente nell’annuncio del nuovo incarico: il nuovo ruolo, ha spiegato, «mi avvicinerà ancora di più all’esperienza del Gaslini».
La scommessa della diocesi
La mossa dell’arcivescovo Tasca merita di essere letta nel contesto più ampio del rapporto tra Chiesa cattolica e comunicazione digitale in Italia, un rapporto che in vent’anni ha prodotto pochi risultati e molte occasioni mancate. Le diocesi italiane hanno affrontato quasi tutte il tema in modo difensivo: pagine social gestite con discontinuità, contenuti anonimi, rare eccezioni di qualità in un panorama generalmente opaco. La comunicazione istituzionale della Chiesa sconta storicamente un eccesso di prudenza che, online, si traduce in irrilevanza. Genova sceglie una strada diversa. E lo fa con consapevolezza: don Fiscer è una realtà già consolidata. Il rischio che l’istituzionalizzazione del suo ruolo ne smorzi la spontaneità (che è esattamente il segreto del suo successo) probabilmente esiste, ed è il rischio più serio che questa nomina porta con sé. Ma la scommessa, evidentemente, è che l’uomo sia abbastanza solido da attraversare la struttura senza esserne assorbito.
Il nuovo incarico prevede anche una componente radiofonica (don Fiscer ha citato esplicitamente «le sue sfumature musicali, la radio») e si intreccia con il lavoro al Gaslini, che continuerà. Non è dunque un semplice trasferimento di competenze dalla parrocchia a un ufficio diocesano di comunicazione, siamo di fronte a un qualcosa di più articolato, costruito evidentemente su misura attorno a una figura che non rientra negli schemi canonici della carriera ecclesiastica.
Il «prete di TikTok» lascia la parrocchia: don Fiscer diventa il comunicatore della diocesi di Genova
«Dopo nove anni lascio una comunità che resterà per sempre la mia famiglia e che le mie parole non possono descrivere». Don Fiscer ha scelto questa frase per congedarsi dalla parrocchia della Santissima Annunziata, e basta leggerla per capire che il distacco non è indolore. Nove anni in una comunità di quartiere significano migliaia di incontri, funerali, matrimoni, battesimi, confessioni, litigi e riconciliazioni.
Quella dimensione di presenza capillare (la spina dorsale del servizio parrocchiale) passerà ad altri. Don Fiscer diventa, da parroco di una chiesa di Borgoratti, il prete della diocesi intera, e in un certo senso di chiunque lo segua online. È un ampliamento di scala radicale, che comporta inevitabilmente una perdita di prossimità fisica. Quanto quella perdita pesi su un uomo che ha costruito la propria identità pastorale proprio sulla vicinanza concreta alle persone, è difficile dirlo dall’esterno. Lui, per ora, ha scelto di rispondere con un annuncio sui social. Come sempre, del resto.
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