Cultura
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27/06/2026 08:27

Il procuratore Francesco Puleio a Scoglitti: “Scrivo per capire la realtà”

Procuratore della Repubblica e scrittore.

di Gabriele Giannone

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Vittoria – Il giallo diventa un viaggio nella Sicilia più autentica.
Il romanzo giallo come strumento per raccontare la Sicilia, le sue contraddizioni, le sue ferite e la complessità dell’animo umano.
È stato questo il filo conduttore dell’incontro con il procuratore della Repubblica di Ragusa, Francesco Puleio, protagonista della rassegna Letture fronte mare, promossa dal Circolo Velico Anemos sul lungomare Lanterna di Scoglitti.
Davanti a un pubblico numeroso e partecipe, Puleio ha dialogato con il medico legale e direttore sanitario facente funzioni dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria, Giuseppe Algieri, offrendo una riflessione che è andata ben oltre la presentazione dei suoi romanzi La città del vento e I vivi e i morti, entrambi pubblicati da Navarra Editore.
L’incontro si è trasformato in una conversazione sul rapporto tra giustizia, letteratura e società, mostrando come l’esperienza maturata in quarant’anni di magistratura rappresenti una fonte preziosa per la costruzione delle sue storie.
Puleio ha raccontato che la scrittura nasce innanzitutto da un bisogno personale di libertà. Se il lavoro del magistrato è scandito da norme, responsabilità e rigore, la narrativa offre invece uno spazio creativo in cui poter costruire personaggi, ambientazioni e destini senza altri vincoli se non quelli della coerenza narrativa.
Una passione che, partita quasi come un gioco, si è trasformata negli anni in un lavoro rigoroso, fatto di continue revisioni e di una ricerca quasi ossessiva del dettaglio.
Per l’autore, il delitto rappresenta soltanto il punto di partenza del racconto. Il vero interesse è descrivere gli uomini, i loro rapporti, le tensioni sociali e i territori in cui le vicende prendono forma.
La struttura investigativa serve ad accompagnare il lettore dentro una realtà complessa, nella quale emergono le fragilità della società, le zone grigie della coscienza civile e i meccanismi che regolano il potere.

In questo senso il romanzo poliziesco diventa uno strumento di lettura della realtà più che un semplice esercizio di suspense.
Molti passaggi della conversazione hanno riguardato il rapporto tra narrativa e Sicilia.

Puleio ha spiegato come i suoi romanzi attingano direttamente all’esperienza maturata sul campo: i sopralluoghi, il linguaggio delle indagini, le dinamiche investigative, i soprannomi della tradizione popolare, fino alle trasformazioni urbanistiche che hanno segnato interi quartieri.

Anche il tema della mafia viene affrontato senza indulgere agli stereotipi. Più che il delitto mafioso in sé, ad interessare lo scrittore sono le relazioni umane, le responsabilità individuali e le conseguenze che determinati fenomeni producono sul tessuto sociale
Grande spazio è stato dedicato anche al metodo di scrittura.
Puleio ha ricordato la celebre “regola di Čechov”, secondo cui ogni elemento inserito in un racconto deve avere una funzione precisa nello sviluppo della storia. Allo stesso tempo, ogni dettaglio deve possedere una propria autonomia narrativa, contribuendo ad arricchire l’atmosfera e la profondità del romanzo.

Ne deriva una scrittura volutamente lenta, ricca di descrizioni e digressioni, nella quale il paesaggio siciliano diventa esso stesso protagonista.

Tra i momenti più intensi dell’incontro, il richiamo al pensiero di Gesualdo Bufalino.
Puleio ha fatto propria l’idea che ogni autore, anche quando inventa personaggi e vicende, finisca inevitabilmente per raccontare se stesso. L’esperienza personale, quella professionale e quella umana filtrano infatti ogni scelta narrativa, trasformando la finzione in uno specchio della realtà vissuta.