La misura riguarda i crostacei decapodi, come aragoste, granchi, gamberi e scampi
di Redazione
Londra – Per anni considerate solo ingredienti da cucina, le aragoste sono finite al centro di un lungo dibattito scientifico e politico. Nel 2022 una legge ne ha riconosciuto la capacità di provare dolore. Ora il governo britannico compie un ulteriore passo: vietare una pratica tradizionale ma contestata, la bollitura da vive.
La svolta annunciata dal governo
Bollire aragoste e granchi ancora vivi sarà vietato nel Regno Unito nell’ambito di una nuova strategia sul benessere animale pubblicata lunedì dal governo. I ministri hanno promesso un inasprimento degli standard di tutela che viene definito come “il più ambizioso di una generazione”.
Nel documento si chiarisce che la bollitura di crostacei vivi “non è un metodo di uccisione accettabile” e che verranno fornite indicazioni alternative compatibili con la normativa esistente sul benessere degli animali al momento dell’abbattimento.
La misura riguarda i crostacei decapodi, come aragoste, granchi, gamberi e scampi, già riconosciuti nel 2022 come esseri senzienti, capaci di provare dolore, insieme ai cefalopodi come polpi e calamari.
Le dichiarazioni degli attivisti
La decisione è stata accolta positivamente dalle associazioni animaliste. “Vietare pratiche disumane come la bollitura da vivi è un passo fondamentale in avanti per il benessere animale – spiega Ben Sturgeon, amministratore delegato del gruppo di campagna Crustacean Compassion – . Quando crostacei decapodi vivi e coscienti vengono messi in una pentola di acqua bollente, sopportano diversi minuti di dolore atroce prima di morire. Questa è tortura per granchi e aragoste ed è completamente evitabile. Lungo tutta la filiera esistono alternative umane, come lo stordimento elettrico prima della macellazione, che sono facilmente disponibili”.
Dichiarazioni simili sono state riprese anche in relazione alla strategia del governo laburista per l’Inghilterra, che prevede il divieto esplicito della bollitura “quando gli animali sono vivi e coscienti”.
Una pratica ancora diffusa nei ristoranti
Nonostante il riconoscimento scientifico della sensibilità dei crostacei, la bollitura da vivi è ancora utilizzata in alcuni ristoranti. Altri operatori scelgono metodi diversi, come il congelamento o lo stordimento prima della cottura.
In Italia non è formalmente vietato bollire vive le aragoste secondo la legislazione nazionale italiana vigente: una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 ha affermato che la bollitura da vivi dei crostacei non è di per sé un illecito perché è considerata una pratica di cucina comune e tradizionale, e quindi non configura automaticamente maltrattamento agli occhi del diritto penale nazionale.
È vietato invece, secondo la giurisprudenza italiana: mantenere crostacei vivi sul ghiaccio o in condizioni incompatibili con il loro habitat naturale (per esempio con le chele legate o fuori dall’acqua), perché ciò causa sofferenza ingiustificata e può essere considerato maltrattamento di animali.
Regolamenti locali: alcune città italiane (come Parma, Ferrara, Monza e Foggia) hanno introdotto ordinanze locali che vietano specificamente la cottura o la bollitura di crostacei vivi all’interno dei loro territori. Queste sono norme comunali, non leggi nazionali, e si applicano solo in quei Comuni.
Le preoccupazioni del settore della ristorazione
Dal mondo della ristorazione e della distribuzione emergono però timori legati ai costi. Robin Hancock, cofondatore di Wright Brothers, importante fornitore di pesce con tre ristoranti a Londra, ha spiegato: “Con il settore dell’ospitalità piuttosto in ginocchio, queste macchine costano oltre 3.500 sterline ciascuna. E non sono nemmeno così piccole. Quindi penso che, in sintesi, ovviamente alle persone importa del benessere animale, ma ci sono le questioni pratiche da considerare”.
La strategia più ampia sul benessere animale
Il divieto sulle aragoste si inserisce in un pacchetto più ampio di riforme. La strategia prevede, tra le altre cose, la messa al bando della caccia simulata con i cani, delle trappole a laccio, della caccia alle lepri durante la stagione riproduttiva e un giro di vite sugli allevamenti intensivi di cuccioli.
Sono inoltre previste misure per eliminare progressivamente le gabbie arricchite per le galline ovaiole e le gabbie parto per le scrofe, oltre a introdurre metodi di macellazione più umani per i pesci allevati.
Un portavoce di Downing Street ha dichiarato: “La nostra strategia sta raggiungendo ciò che i supermercati hanno già fatto per migliorare gli standard degli alimenti venduti sugli scaffali”.
Le critiche degli agricoltori
La National Farmers’ Union ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze economiche. Il presidente Tom Bradshaw ha affermato: “Se il governo propone di alzare ulteriormente gli standard di benessere animale interni, deve anche adottare misure per garantire che i consumatori siano protetti da alimenti importati che potrebbero essere prodotti con standard più bassi, e che agli agricoltori britannici non venga chiesto di competere con importazioni prodotte a quegli standard inferiori”.
E ha aggiunto: “Chiediamo da tempo un insieme di standard di base per il cibo importato; deve rispettare gli stessi standard di produzione richiesti ai nostri agricoltori”.
Il governo ha risposto che non firmerà accordi commerciali che penalizzino gli standard britannici e che è pronto a usare “l’intera gamma di poteri a disposizione”, inclusi divieti o quote sulle importazioni.
Il dibattito politico
Sul piano politico non sono mancate polemiche. Nigel Farage, leader di Reform UK, ha definito la misura un esempio di “controllo autoritario”. Dal canto suo, una fonte laburista ha replicato: “Mentre Farage si concentra sulla difesa di pratiche spesso usate come copertura per l’uccisione di animali selvatici, il Labour si occupa di leggi obsolete che consentono pratiche di scarso benessere animale”.
I Verdi hanno accolto favorevolmente la strategia, pur sostenendo che il governo potrebbe spingersi oltre, ad esempio vietando le corse di levrieri.
Una tradizione messa in discussione
Per decenni si è creduto che bollire le aragoste vive migliorasse il sapore, sulla base dell’idea che l’animale morisse rapidamente o che la carne restasse più soda. Negli ultimi anni, però, diversi chef hanno sostenuto che lo stress peggiori il gusto.
Michael Caines, chef-patron del Lympstone Manor, ha commentato: “Sarà difficile da far rispettare. Nel senso: in che altro modo le ucciderai in maniera umana? La maggior parte degli chef infila comunque un coltello nella testa. E quanto alla polizia, con l’aumento dei furti nei negozi e la mancanza di arresti, mi sembra un po’ azzardato pensare che arresteranno degli chef per aver bollito un’aragosta”.
Il dibattito resta aperto, ma una cosa è certa: nel Regno Unito il destino delle aragoste è diventato una questione politica, oltre che culinaria.
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