Erano entrambi a bordo del convoglio: Ferdinando Favia, 59 anni, morto tra le lamiere, e Abdou Karim Toure, 56 anni
di Redazione
Milano – Non ha avuto scampo, Ferdinando Favia. L’hanno trovato per strada, vicino agli alberi ancora spogli di questo viale da cui si vedono i Giardini Indro Montanelli, dopo essere stato sbalzato dal tram su cui viaggiava che all’improvviso si è messo a correre, rapido come una furia. Cinquantanove anni, commerciante, residente ad Abbiategrasso, è lui la prima vittima del disastro di viale Vittorio Veneto. Il suo corpo l’hanno trovato incastrato sotto le lamiere di quel convoglio giallo modernissimo che scivolava così veloce accanto ai Bastioni, prima di schiantarsi contro un ristorante. Non c’è stata speranza da subito per lui, la compagna con cui viaggiava è invece in ospedale, dove è arrivata in codice rosso.
Non è stato così per Abdou Karim Toure, originario del Senegal. Lui che a cinquantanove anni una casa nemmeno ce l’aveva, riconosciuto grazie a una tessera che dà assistenza e aiuto ai senzatetto. Anche lui viaggiava sul Nove, pigiato insieme ad altre sessanta persone, la stragrande maggioranza finita in ospedale con ferite ovunque. Anche lui è stato trovato fra i binari, già in condizioni disperate. I soccorritori hanno provato a rianimarlo fino all’ultimo, con le mani a premere sul torace senza sosta, prima di entrare al Niguarda, dove poco dopo non ce l’ha fatta.
Un incidente che conta più di cinquanta feriti, quarantotto smistati su otto ospedali in ogni angolo della città, dal Niguarda al Policlinico, dal Fatebenefratelli al San Carlo, in questa maxi emergenza di tale portata «che in Lombardia non si ricordava dai tempi del deragliamento di Pioltello», ricorda Riccardo Stucchi, direttore del 118 di Milano. Per soccorrerli e trasportarli tutti Areu è dovuta intervenire con più di venti mezzi fra ambulanze, automediche e infermieristiche. «In due ore li abbiamo portati tutti in ospedale, molti in stato di shock emotivo».
Fuori dai pronto soccorso di tutta la città, decine di persone in attesa di figli, compagni, mogli, madri che viaggiavano a bordo del tram. Come Cristiana, capelli biondi e sneaker, in sala d’attesa al pronto soccorso del Niguarda con in mano un paio di scarpe nere. Sono di suo padre, lui e suo fratello viaggiavano insieme, erano arrivati da fuori Milano per festeggiare con lei il compleanno della sua bambina. «Erano arrivati in treno in Centrale e avevano preso i mezzi per raggiungere casa mia — racconta — mio padre è in codice rosso, ha un taglio profondo alla testa, mio fratello ha un ginocchio rotto e non mi risponde al telefono».
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