di Redazione
Forza Italia ha sette giorni di tempo per risolvere i suoi problemi e per evitare all’intera Casa delle libertà il soffocamento da bulimia. Sabato 7 luglio si riuniranno sia l’assemblea dei sindaci chiamata a eleggere i nuovi vertici dell’Ato Ambiente (alle 9.30) sia il consiglio provinciale che da due sedute cerca in qualche modo di celare il disagio del partito di Berlusconi, incapace di indicare il presidente dell’assemblea.
A contendersi la carica sono Salvatore Mandarà (area Leontini) e Giovanni Occhipinti (area Mauro). Tutte le mediazioni hanno sinora fallito e venerdì sera non si escludeva neanche la possibilità di andare a una conta in consiglio. Salvatore Mandarà ha il consenso del gruppo consiliare e dei vertici regionali del partito (il commissario provinciale Alessandro Pagano da tempo si disinteressa delle vicende ragusane). Mauro, che ha già ceduto la vice presidenza di Salvo Mallia, non intende però indietreggiare anche perché a Giovanni Occhipinti sono state chieste le dimissioni al Comune, dove riveste l’incarico di assessore al Turismo, e sui due enti di sottogoverno attribuiti a Forza Italia c’è già una prelazione per gli uomini di Innocenzo Leontini e Riccardo Minardo.
Anche se in politica nulla può definirsi stabile, l’asse creatosi tra An e Udc rischia di creare difficoltà a Forza Italia. Gli azzurri hanno provato a cercare una sponda nel Mpa e nei partiti minori della coalizione. La proposta è stata accolta, però, in modo freddo anche perché il Mpa ritiene assai vicino l’annuncio dell’adesione del parlamentare nazionale e consigliere provinciale Riccardo Minardo, un passaggio che indebolirebbe in modo ulteriore Forza Italia (uscita non bene dalle ultime amministrative) dando fiato alle prospettive del polo autonomista che, in viale del Fante, si troverebbe con lo stesso numero di consiglieri di Forza Italia. Minardo sinora nega qualsiasi approccio con il Mpa ma il solco sembra ormai tracciato.
L’Udc ha annunciato che giorno 7 l’Ato avrà il suo presidente. Questo il mandato che il segretario Giancarlo Floriddia ha notificato ai sindaci di Modica, Acate e Giarratana. Le loro quote, unite a quelle della Provincia e del Comune di Pozzallo (che esprimerà Angelo Avveduto nel cda) andranno a costituire l’assemblea. La designazione del presidente è stata attribuita ad An che riproporrà il nome dell’agronomo Gianni Vindigni. Subito dopo (alle 11) si entrerà in aula per eleggere (al terzo tentativo) il presidente del consiglio provinciale.
L’opposizione si sgola per denunciare una situazione che richiederebbe scelte definitive soprattutto nella società d’ambito chiamata a gestire, in piena estate, una situazione assai delicata per via della chiusura delle discariche di Ragusa e Scicli. Il consigliere Giuseppe Mustile (Prc-Sinistra europea) chiede al presidente Franco Antoci di mettere fine a quello che definisce «mercimonio», «spettacolo indecoroso», «tradimento della volontà degli elettori». Mustile si spinge anche oltre invitando Antoci a dimettersi dopo aver «mandato a casa questi potenti signori». Il consigliere Ignazio Abbate (Gruppo misto-Sd) profetizza «il precoce fallimento della classe dirigente di centrodestra che non riesce a dirimere le questioni di accaparramento dei posti di potere» e denuncia che le «istituzioni sono cadute in mano a una ristretta oligarchia che con arroganza cerca di occupare ogni poltrona». Il bersaglio della Margherita di Vittoria, che ironizza sulla designazione di Vindigni alla presidenza dell’Ato, è invece il presidente provinciale di Alleanza nazionale Carmelo Incardona.
Ieri, intanto, è stato in provincia di Ragusa il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. A Modica ha assistito alla festa di San Pietro.
Il senatore Giovanni Mauro garantisce che la visita di Miccichè è stata di carattere privato e che, durante la sua permanenza a Ragusa, non si sia parlato di politica.
Credergli significa ammettere che il consiglio provinciale è stato per due volte sospeso per approfondire la presunta incompatibilità del consigliere Franco Poidomani.
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