L'intervento al Policlinico di Bari
di Redazione
Bari – Quando è arrivata al Policlinico di Bari, una donna di 52 anni residente in Calabria aveva un tumore della pelle che aveva ormai superato i confini del cuoio capelluto. Il carcinoma basocellulare aveva distrutto la pelle e l’osso del cranio ed era arrivato a ridosso del cervello. Una condizione che metteva a rischio la vita e che molti specialisti consideravano estremamente difficile da trattare con la chirurgia, tanto da essere considerato
«inoperabile» in altri centri cui la donna si era rivolta.
Negli anni precedenti la paziente si era affidata a terapie alternative, senza risultati. Il tumore aveva continuato a crescere fino a diventare una massa estesa e sanguinante. Di fronte all’aggravarsi della situazione, la donna ha scelto il Policlinico di Bari come centro di riferimento per un intervento che richiedeva competenze diverse e un lavoro coordinato tra più équipe.
L’operazione è durata molte ore ed è stata affrontata insieme da chirurghi plastici e neurochirurghi. La parte più delicata ha riguardato la rimozione del tumore, che era arrivato a contatto con il cervello dopo aver eroso l’osso cranico.
«La priorità assoluta era garantire la sicurezza delle strutture cerebrali e rimuovere tutto il tessuto patologico possibile», spiega il professor Francesco Signorelli, direttore della Neurochirurgia. Una volta asportata la lesione, si è aperta una seconda fase altrettanto complessa: ricostruire la copertura del cranio. Per farlo, l’équipe di Chirurgia plastica ha utilizzato tessuto prelevato dalla coscia della paziente e collegato ai vasi sanguigni della testa con tecniche di microchirurgia, in modo da garantire una protezione stabile delle strutture cerebrali. «In casi così avanzati, solo una ricostruzione microchirurgica permette di ripristinare una copertura stabile e funzionale», sottolinea il professor Maruccia.
Dopo l’operazione la paziente è stata ricoverata nel reparto di Chirurgia plastica. Le sue condizioni sono progressivamente migliorate e la donna è stata dimessa ed è tornata a casa. «I tumori cutanei maligni vengono spesso sottovalutati e devono essere asportati il prima possibile», conclude il professor Giudice.
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