Lettera a Sua Santità
di Antonio La Monica
Ragusa -“Padre Santo, mentre si diffonde la notizia della Sua rinuncia al ministero di vescovo di Roma, sento il dovere – anche a nome di questa comunità diocesana – di esprimerLe la nostra sincera gratitudine per la chiara testimonianza di interiore libertà, grande responsabilità e coraggioso amore per la Chiesa che ancora una volta offre davanti al mondo intero. Il Signore Le conceda ciò che il Suo cuore di padre affettuoso, maestro lungimirante e pastore sicuro veramente desidera. Continui sempre a benedirci e a pregare per noi”.
Con queste parole il vescovo di Ragusa, monsignor Paolo Urso, si è rivolto al Papa Benedetto XVI. Lo ha fatto attraverso un fax diramato proprio ieri mattina. Poche parole che, tuttavia, riassumono un sentimento popolare ed autentico, non senza sottolineare alcuni passaggi fondamentali della scelta del pontefice. Evidente, infatti, è il richiamo alla libertà interiore, al senso di coraggio e di responsabilità per una scelta che qualcuno, anche nelle alte gerarchie ecclesiastiche, ha visto come un poco onorevole fuggire dalla sofferenza della croce.
Ad accompagnarci nell’approfondimento delle parole del vescovo è don Paolo La Terra, direttore dell’Ufficio diocesano per la Cultura. “La percezione – spiega il sacerdote – è che ci troviamo ad essere protagonisti e testimoni di un momento storico. Credo che le parole che ha rivolto il nostro vescovo al Pontefice sintetizzino perfettamente il senso di grande vicinanza ed ammirazione che nutriamo per questo Papa. Il suo è un gesto che sottolinea l’importanza della libertà di coscienza, ecco perché è stato molto apprezzato anche dai laici e dai non credenti. Papa Benedetto XVI ha fatto i conti con la propria coscienza chiedendosi se, in queste condizioni, poteva davvero fare il bene della Chiesa. La sua è una scelta, difficilissima, compiuta proprio per il bene della Chiesa. Pensiamo che lui ora è vivo, ma per certi versi, è come se non lo fosse più. Questo aspetto ha molto colpito anche il popolo di Internet, oltre che i fedeli di casa nostra”.
Una scelta coraggiosa che adesso apre, o potrebbe aprire, nuove strade.
“Non sappiamo cosa ci riservi il futuro – sottolinea don Paolo – ma sappiamo che la Provvidenza ne regola i passi. La prova è che non vedo nessuno strapparsi i capelli per le dimissioni del Papa. Ripeto, siamo tutti testimoni di una scelta che è prova della libertà che solo lo spirito ti può dare”.
Non è un mistero, però, che il pontificato di Benedetto XVI passerà alla storia, oltre che per queste dimissioni che hanno pochi precedenti, anche per un certo rigore etico ed un atteggiamento piuttosto conservatore. Lecito chiedersi cosa sarà adesso della Chiesa e di cosa la comunità dei fedeli avverta maggiormente il bisogno.
“Credo – spiega il sacerdote – che sia necessario recuperare e dare nuova linfa allo spirito del Concilio Vaticano II. Bisogna dare un giusto ruolo ai laici che, forse, sono stati messi troppo da parte”. Anche se il Vaticano ha già detto che trova improprio il “toto Papa”, è inevitabile chiedere, se non un pronostico, almeno un parere su chi potrebbe essere il nuovo Pontefice chiamato al soglio di Pietro.
“Credo – risponde il direttore dell’Ufficio diocesano – che il Sud America possa essere pronto per fornire alla Chiesa il futuro Papa. Ricordo che in Sud America è nata la teologia della Liberazione ma è anche il luogo dove vivono brucianti contraddizioni che hanno portato parti della Chiesa contingenti alle feroci dittature. Penso che un Pontefice sudamericano possa avere una valenza significativa”.
Infine, una considerazione strettamente pratica. Ovvero, le dimissioni di papa Ratzinger cosa cambiano di fatto nell’agire della nostra Diocesi?
“E’ evidente – conclude don Paolo La Terra – che un fatto di portata planetaria non potrà avere conseguenze specifiche per l’azione di una Diocesi. Di sicuro, però, dovremmo rinviare la preparazione della visita “ad limina” del nostro vescovo che era prevista per metà marzo. Si tratta dell’incontro che avviene con cadenza quinquennale tra i vescovi ed il Papa. Inoltre, forse non potrà essere a Ragusa nei primi giorni di marzo, il cardinale Attilio Nicora. Lo avevamo invitato per una conferenza, ma sarà sicuramente impegnato nel Conclave che dovrà eleggere il futuro Pontefice della nostra Chiesa cattolica”.
La Sicilia
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