di Redazione
«Tenere sempre la schiena dritta davanti al potere»: è l’insegnamento che il vescovo monsignor Paolo Urso ha dettato ieri sera al rientro in cattedrale del simulacro di San Giovanni Battista. «Noi cristiani – ha scandito – non possiamo seguire la logica del potere, non possiamo amare il potere. Dobbiamo invece seguire il potere dell’amore che può cambiare il volto dell’Umanità».
In questo atteggiamento è d’esempio proprio il patrono di Ragusa che, come ha ricordato sempre il vescovo, al momento del suo martirio si erge come «un uomo che non si piega davanti al potere».
L’intervento del vescovo è stato ascoltato in assoluto silenzio in una piazza gremita di fedeli. Monsignor Urso non ha nascosto la sua «gioia» per trovarsi nel mezzo della festa più sentita dai ragusani. «Sono felice – ha detto dal palco di piazza San Giovanni – di rivolgermi a voi chiamandovi amici. Non è un modo di dire perché – ha aggiunto – noi siamo veramente amici e vogliamo esserlo ancora di più. Il Signore conceda alla nostra città e alla nostra Diocesi di essere una grande famiglia».
Parole che hanno aperto una breccia nel popolo ragusano. Il vescovo ha rivolto il suo saluto anche a chi non poteva trovarsi in piazza citando le monache di clausura, gli ammalati, «coloro che non sono lucidi mentalmente, fratelli preziosi, un dono del Signore». E poi il suo monito a non piegarsi al potere, a tenere sempre la schiena dritta, a «non guardare nessuno dall’alto in basso se non per aiutarlo a rialzarsi». Parole toccanti che dette da un vescovo (che rappresenta pur sempre la gerarchia della Chiesa locale) assumono un valore tutto particolare. Un valore che la gente ha dimostrato di apprezzare sciogliendosi in un lungo e convinto applauso subito dopo la benedizione.
Il discorso di monsignor Paolo Urso è durato poco più di sette minuti e ha concluso con un accento assai forte la giornata più attesa dal popolo ragusano.
E ancora una volta, nonostante la temperatura tropicale, la città ha dimostrato il suo attaccamento al patrono mettendo in piazza il suo volto più vero, la sua anima profondamente religiosa. Migliaia di fedeli sono sfilati con la torcia in mano in processione precedendo il simulacro di San Giovanni Battista. Tra l’uscita dell’Arca Santa (18.40) e quella di San Giovanni (19.54) un numero difficilmente quantificabile di fedeli. Come accade sempre più spesso, l’Arca Santa è stata costretta, al rientro, ad attendere fuori perché la cattedrale era ancora piena di fedeli che attendevano di poter iniziare la processione.
E sono proprio i fedeli i protagonisti di questa giornata, di una processione tanto suggestiva quanto carica di fede. Dietro ogni cero c’è una grazia esaudita, una richiesta d’aiuto, un sentimento di devozione che non tramonta, valori che la gente ragusana trasmette di generazione in generazione e che trovano nella figura di San Giovanni Battista e nella Chiesa i custodi più sicuri.
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