Attualità
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31/01/2009 12:42

Immigrati e violenza, il caso Roccazzo

di Redazione

Qual è lo scenario nascosto dietro ai casi dei bruciati vivi di Roccazzo?

E’ il contesto delle periferie di questa provincia, spazi isolati come le frazioni rurali di Chiaramonte dove vivono tanti stranieri irregolari, in catapecchie, a decine, tutti insieme, in casolari di pochi metri. Un contesto che ritroviamo anche nelle periferie di Vittoria, dove molte case abbandonate si sono trasformate in “favelas”. In queste aree extraurbane isolate da tutto e da tutti vivono centinaia di stranieri, ai margini della società, in situazioni di degrado morale, sociale ed economico. Tutto ciò negli ultimi tre anni è diventata la causa scatenante di un esplosione di violenza che nelle ultime settimane ha raggiunto livelli insopportabili. Le reazioni della collettività sono l’indignazione, spesso l’indifferenza e sempre più frequentemente l’atteggiamento critico che sfocia nella intolleranza. Da anni padre Beniamino Sacco a Vittoria profetizza il crescendo di questa esplosione di violenza. “Basta pensare che tutti i casi di bruciati vivi che sono accaduti nel territorio ipparino negli ultimi anni sono rimasti insoluti”, racconta il prete che gestisce il centro di accoglienza della parrocchia Spirito Santo, “mi ricordo ancora di quei due poveri cingalesi che sono stati arsi qui a 500 metri dalla parrocchia, da alcuni balordi vittoriesi mai trovati”.

A distanza di un anno sono rimasti senza nome i resti del barbone trovato nelle campagne fra Comiso e Vittoria, completamente carbonizzato, tanto che non si è riusciti nemmeno a risalire al sesso della vittima. La versione delle forze dell’ordine è che il clochard sia morto bruciato, anche se riesce difficile credere che un essere umano, per quanto ubriaco, non tenti minimamente di spegnere le fiamme che lo invadono. Nel 2008 ci sono stati altri casi di violenza, conseguenza di questa lotta per la sopravvivenza che si combatte fra i migranti più poveri. Oggi, i casi dei tre bruciati vivi di Roccazzo impongono una riflessione. Pare che non ci sia un nesso fra l’aggressione col fuoco al bracciante tunisino Awet Tesfa, avvenuta il 14 gennaio a Roccazzo e l’aggressione ai danni di Dario e Luigi Bizzarra. Se non esiste un collegamento fra le due storie significa che la violenza, quella più bestiale che si esercita col fuoco, si sta radicando in una certa parte della società di immigrati che vive nel nostro territorio. Il tunisino sarebbe stato punito, dopo una rissa. Le forze dell’ordine non si spiegano invece ancora il movente della seconda aggressione che ha provocato la morte del giovane Dario. Due rumeni avrebbero aggredito i due, ma per quale motivo? “Cercare due rumeni senza fissa dimora a Vittoria è come cercare un ago nel pagliaio”, dice padre Beniamino, “bisognerebbe passare a setaccio le periferie, dove c’è di tutto. Siamo rimasti indifferenti alla povertà che ci circondava e adesso stiamo assistendo ad una violenza inaudita”.

Ogni giorno nel centro mensa della parrocchia Spirito Santo arrivano 150 nuovi poveri. Sono nordafricani, ex braccianti nelle serre che hanno perso contratto e lavoro, soppiantati da rumeni e polacchi che accettano paghe giornaliere di 20, se non di 15 euro. “Da settembre, ogni giorno a pranzo e a cena diamo loro da mangiare, poi la sera tornano nei loro tuguri”.

 

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