Attualità
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13/01/2014 10:25

Immigrati: naufragio Lampedusa, in aula il racconto degli stupri e delle torture (2)

di Redazione

Calcio: Palermo; Corini, ci abbiamo provato ma è finita pari
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A rappresentare l’accusa il pm Geri Ferrara della Direzione distrettuale antimafia, che coordina l’inchiesta per tratta di essere umani. Sono state circa venti le ragazze stuprate: diciannove di loro sono morte nel naufragio e solo una è sopravvissuta. E oggi e’ qui in Tribunale per puntare il dito contro il suo stuporatore. La ragazza e’ piccola, minuta, capelli cortissimi, con lo smalto rosso e un giubotto bianco. A proteggerla una poliziotta che la tratta con fare materno. “Le donne hanno raccontato i testimoni ai magistrati venivano stuprate dai somali, tra cui l’arrestato che era il carceriere del campo libico, e poi ‘offerte in dono’ ai miliziani libici”. La testimone opravvissuta ha raccontato agli inquirenti che ”una sera dopo essere stata allontanata dal mio gruppo sono stata costretta con la forza, dal somalo e da due suoi uomini, ad andare fuori. Gli stessi dopo avermi immobilizzata a terra, mi hanno buttato in testa della benzina provocandomi un forte bruciore al cuoio capelluto, al viso e agli occhi. Successivamente, non contenti, i tre, a turno, hanno abusato di me”. ”Dopo circa un quarto d’ora e dopo essere stata picchiata racconta la ragazza tra le lacrime sono stata riportata all’interno della stanza e lì ho raccontato ai miei compagni di viaggio ciò che mi era accaduto. Preciso che tutte e 20 le ragazze che sono state sequestrate sono state oggetto di violenza sessuale e che nel compiere l’atto i miei stupratori non hanno fatto uso di protezione, non curanti neanche della mia giovane età e del fatto che fossi vergine”. La stessa giovane eritrea, parlando ancora con gli investigatori che la ascoltavano increduli, ha raccontato che dopo il sequestro “ci hanno privato dei nostri effetti personali e hanno utilizzato il nostro cellulare per chiamare i nostri familiari e chiedere un riscatto che andavano dai 3.300 ai 3.500 dollari per ognuno di noi”. Solo quando i soldi da loro richiesti venivano accreditati sui conti bancari gli eritrei sono stati messi in libertà e accompagnati fino a Tripoli. Da lì il viaggio terminato nel naufragio del 3 ottobre. Nel corso delle indagini era stato fermato anche un palestinese per favoreggiamento dell?immigrazione clandestina per aver partecipato ad un altro sbarco, questa volta di cittadini siriani, avvenuto sempre a Lampedusa. Secondo quanto scrivono i magistrati nel fermo di polizia giudiziaria “è emersa la piena operatività di un organismo plurisoggettivo unico e fortemente strutturato, di carattere transazionale e composto prevalentemente da cittadini somali e libici, operante sulla tradizionale rotta dei migranti dai paesi più poveri del continente africano (Eritrea, Sudan, Ciad) al fine di sequestrarli, ricavare il massimo profitto possibile sia in termini strettamente economici che di altro tipo da condotte di sopraffazione idonee ad integrare una vera e propria moderna tratta degli schiavi con un enorme fonte di arricchimento a costi praticamente irrisori scrivono In tutti tali casi la narrazione fatta dai migranti trasportati e il modus operandi constatato direttamente delinea in modo convergente e uniforme le varie fasi del viaggio e poi della traversata (fino all’arrivo a Lampedusa)”.