di Redazione
Situazione in stand-by alla Provincia dopo il flop registrato alla prima riunione del consiglio provinciale, conclusasi con l’aggiornamento al 28 giugno della seduta, per la convalida degli eletti, ma soprattutto l’elezione dei vertici dell’assise e la presentazione della giunta.
Motivazione ufficiale del rinvio, la necessità di appurare la compatibilità di Franco Poidomani, consigliere Ds e direttore generale dell’Asi. In realtà, il rinvio ha trovato fondamento nella mancata intesa in seno alla maggioranza per la “spartizione” non solo degli scranni assessoriali (al riguardo, i giochi sono ormai fatti), quanto per le poltrone di presidente e vice presidente e, specificamente, dei posti di sottogoverno.
Le posizioni appaiono cristallizzate. Ai ferri corti non solo An e Mpa (con i “lombardiani” che, non reclamando assessorati, che potrebbero essere ripescati con l’attribuzione quantomeno della vice presidenza), ma soprattutto Forza Italia ed An. Gli “azzurri”, infatti, partito leader e trainante della coalizione, non intendono abdicare ad alcuna della cariche che garantisce visibilità, come ha più volte ribadito il senatore Giovanni Mauro. Nel contempo, Forza Italia deve fare i conti con le dispute in casa propria, per l’indicazione alla presidenza del consiglio, con la lotta “fratricida” tra Giovanni Occhipinti (il quale intanto si tiene stretta la carica assessoriale al Comune capoluogo) e Salvatore Mandarà, espressioni di contrapposte correnti interne.
A battere i pugni, comunque, è Alleanza nazionale, con il presidente provinciale Incardona che ha già ribadito a Franco Antoci (promotore di una serie di incontri bilaterali) la ferma richiesta: due assessorati e due incarichi di vertice nel sottogoverno (preferibilmente Ato e Consorzio universitario). Venerdì alle 11 è il giorno dell’Ato: potrebbe arrivare, ma sarà difficile, la prima schiarita.
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