Ecco quali possono essere colpite dai missili iraniani
di Redazione
Atene – Le vacanze nelle stupende isole della Grecia? Potrebbero non essere così tranquille nel 2026. Già nella vicina Cipro la situazione è diventata incandescente con la guerra tra Stati Uniti e Iran. Il primo marzo, alle 22:03, un drone “kamikaze” ha colpito la base della Royal Air Force (RAF) ad Akrotiri, colpendo un hangar nella Repubblica del Mediterraneo orientale. L’attacco, come riportato dalle agenzie, ha provocato un’evacuazione parziale della struttura. Nikos Christodoulides, presidente di Cipro, ha dichiarato che il velivolo di tipo Shahed ha causato danni lievi. Possibili rischi, ora, potrebbero correrli anche isole greche.
Cipro è la nazione nel Mediterraneo più esposta in questo momento. Secondo funzionari greci e valutazioni militari, la geografia della Grecia e di Cipro rende entrambi i paesi cruciali per l’Occidente ogni volta che risuonano allarmi di instabilità in Medio Oriente.
Tant’è che il Regno Unito, attraverso il premier Starmer, si è mostrato pienamente impegnato «a difendere la sicurezza di Cipro e del personale britannico» schierato nella base militare della Raf di Akrotiri, finita nel mirino della risposta iraniana agli attacchi di Usa e Israele. Formalizzando, peraltro, la decisione del suo governo d’inviare «nella regione elicotteri con capacità anti-drone» e la nave militare Dragon della Royal Navy. «Noi agiremo sempre nell’interesse del Regno Unito e dei nostri alleati», ha sottolineato Starmer.
Gli ultimi giorni, tuttavia, segnano una svolta non solo per gli equilibri regionali, ma anche per la capacità dell’Europa di difendere il territorio nel Mediterraneo orientale, a Cipro e nei Balcani. Nel mezzo della crisi, Atene è stata in contatto diretto con Washington fin dall’inizio per ragioni pratiche.
Il report che allarma la Grecia viene direttamente dagli Stati Uniti e NATO. E riguarda la base di Souda Bay, a Creta. Perché corre un “rischio significativo” di essere colpita da un missile iraniano. Una classificazione, come riporta il quotidiano ellenico ekathimerini, appena al di sotto di “rischio elevato” nella terminologia NATO.
Ma l’allerta era partita già da giorni prima degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro il regime di Teheran. Era già stata attivata una batteria di Patriot dell’aeronautica militare greca nella baia di Suda, insieme a sistemi di difesa aerea a corto raggio dell’esercito americano e armi anti-drone. «Pochi giorni dopo è presa la decisione di schierare rapidamente un’altra batteria di lanciatori Patriot sull’isola di Karpathos, con l’obiettivo di colmare un punto cieco nella difesa aerea nazionale», si legge ancora sul sito.
La base di Suda è la più importante base navale della Nato nel mediterraneo orientale. Nei giorni precedenti all’attacco all’Iran, aveva ospitato la portaerei statunitense Gerald Ford, considerata la più grande al mondo. In un’intervista a To Vima, il ministro della Difesa ellenico, Nikos Dendias, ha ribadito che «Suda, così come altre infrastrutture difensive critiche del nostro Paese, è protetta da eventuali attacchi», e che «la Grecia si trova ai limiti del raggio di azione delle armi iraniane».
Ma ci sono altri punti a rischio. E si tratta sempre di luoghi dove ci sono le basi americane. Oltre a Cipro e alla baia di Suda, si trovano altri tre potenziali obiettivi americani: le basi aeree di Adana, note anche come Incirlik, Konya e Izmir. Il comandante supremo alleato della NATO in Europa ha ordinato una maggiore prontezza per l’intercettazione di possibili minacce balistiche provenienti dai missili Sejjil e Khorramshahr.
Tali missili in alcuni casi, come se intercettati, potrebbero arrivare oltre la Turchia, che confina con Iran, Grecia, Bulgaria e Romania. La Grecia e la Romania sono gli unici paesi sul fianco sud-orientale della NATO dotati di sistemi Patriot in grado di contrastare tali minacce. Ed è per questo che la Grecia “costituisce un anello chiave nella catena antibalistica che si estende da Incirlik alla base di Deveselu in Romania”, indica sempre il quotidiano ellenico.
Tre batterie di missili sono state dispiegate sul territorio greco, tra cui Karpathos, Souda e la Grecia settentrionale, mentre altre due sono state assegnate alla protezione delle aree urbane. Le capacità greche si sono riflesse anche nella fornitura di mezzi aerei, tra cui quattro jet F-16 Viper a Cipro e due aerei F-16 a Limnos, dedicati alla protezione della Bulgaria: conclude ekathimerini. La Grecia conduce anche missioni di polizia aerea della NATO su Macedonia del Nord, Albania e Montenegro. I funzionari greci affermano che queste mosse dimostrano la volontà di Atene di svolgere un ruolo regionale significativo nella cooperazione con gli Stati Uniti e nel Mediterraneo orientale. Tuttavia, Atene continua a chiedere l’immediata cessazione delle operazioni e il ritorno al tavolo dei negoziati.
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