di Redazione
Londra, 19 feb. Gli Stati Uniti di Donald Trump, malgrado la ‘ottima telefonata’ avuta con il presidente cinese Xi Jinping, hanno deciso di sfidare in grande stile la rivendicazione di Pechino sul controllo delle cosiddette isole contese sparse sul 90% delle acque del Mar Cinese Meridionale. E’ iniziata oggi la missione di pattugliamento, definita di ‘routine’ del Pentagono, della portaerei a propulsione nucleare Uss Carl Vinson e della sua intera squadra navale (formsata da 2 incrociatori classe Ticonderoga, 6 cacciatorpediniere classe Arleigh Burke e 3 fregate classe Perry) nelle acque da cui passano ogni anno merci per 5.000 miliardi di dollari e che Pechino considera proprie acque territoriali. La notizia giunge pochi giorni dopo l’avvertimento lanciato dal ministero degli Estri cinese a Washington di non sfidare la sovranita’ di Pechino nella regione. Presunta sovranita’ rivendicata sulla base della cosiddette ‘isole artificiali’: strutture artificiali create dal nulla dai cinesi con sabbia, cemento e pali di acciaio su barriere coralline e atolli appena affioranti dall’acqua. Isole artificiali su cui pero’ Pechino e’ riuscita a realizzare basi militari operativve, con piste di atterraggio di 3 km, batterie missilistiche e porti in grado di ospitare navi da guerra. Sovranita’ bocciata lo scorso luglio dalla Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja che ha sottolineato come la convenzione Onu sul diritto dell navigazione (Unclos) la riconosca solo a strutture naturali e non artificiali come quelle realizzate da Pechino. In caso contrario basterebbe anche una semplice piattaforma petrolifera per attribuire ad uno Stato la titolarita’ di acque territoriali alle 12 miglia nautiche intorno alla struttura e quella ancora piu’ ampia delle 200 miglia della Zona Economia Esclusiva .
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