di Redazione
Bimbi che sorridono, che soffrono, che crescono protagonisti di un mondo che ne comprime sogni e desideri affogati nell’incapacità quotidiana di gestire un’infanzia dimenticata. Avrebbero voluto trascorre il Natale con una famiglia unita e sicuramente poco gli sarebbe importato del luogo, i due fratellini di Ispica contesi dalle esigenze opposte degli adulti.
Non ci sono vincitori né vinti in una battaglia che dilania una fase della vita troppo presto riposta tra i ricordi da relegare in soffitta.
Eppure da babbo Natale alla befana, gli adulti si affannano a creare figure e miti propri dell’infanzia. Li custodiscono nella memoria e li ripropongono in riti che lasciano emergere la voglia di tornare bambini, almeno per un giorno, davanti a un albero pieno di luci colorate e pacchi dono.
«Sono partiti vestiti da calciatori, con la divisa della squadra in cui giocava il grande e che l’allenatore ha voluto regalare anche al più piccolo».
C.A. è rimasto a Ispica e non riesce a nascondere la sofferenza per il modo e la forza con cui i figli sono stati strappati al loro contesto. O, almeno dal contesto che loro, voci inascoltate, avrebbero preferito mantenere. A torto o a ragione.
E proprio a Natale, quando di bontà si fa spreco a parole, e prima ancora di compiere 4 e 6 anni, i due fratellini hanno guardato la crudeltà nei visi di chi intimava il distacco con gli occhi, la voce e, soprattutto, con le mani.
Così come vuole la legge delle storie finite male, così come vuole la legge di cui gli adulti si avvalgono quando non riescono più a comunicare. Quando non riescono più a vedere oltre i loro interessi lasciando che l’egoismo prevalga e si abbatta sui bambini, considerati ottusamente capaci di superare ostacoli ritenuti invece insormontabili per i grandi.
«Sono bambini, dimenticheranno presto i traumi e si abitueranno a vivere la vita in cui verranno immersi».
La teoria insegna. Nel frattempo, regali e promesse tenteranno di fermare lacrime di occhi sbigottiti dall’impotenza. Un’impotenza che, comodo scudo di chi deve decidere e chi deve eseguire, lascia un’ombra indelebile sul Natale di chi vuole lottare perché nessuno possa mai violentare né il fisico né la mente di un bambino.
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