A Ragusa il No è al 63%.
di Redazione
Palermo -Il “No” è in netto vantaggio nel referendum sulla giustizia: 53,7% contro 46,3 quasi alla fine dello scrutinio. In Sicilia il divario è ancora più ampio: 61% contro 39. Il dato più alto per il No è quello della Campania (65%), mentre in Veneto è tutto l’opposto: 58% per il Sì e 42% per il No. In generale sono per il No le regioni meridionali, mentre prevale il Sì in Friuli, Lombardi, Trentino e Valle d’Aosta.
I COMMENTI. “Rispettiamo il voto e andiamo avanti”, ha commentato la premier Giorgia Meloni. “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano”, ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
“Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione”, ha affermato la Giunta esecutiva centrale dell’Anm. “Ha perso chi voleva affievolire l’indipendenza delle toghe”, ha sostenuto il presidente del Comitato Giusto dire no, Enrico Grosso.
I DATI IN SICILIA. A Palermo il No è al 68%, a Catania al 63%, a Messina al 59%, a Ragusa al 63%, a Enna al 65%, ad Agrigento al 60, a Caltanissetta al 57%, a Trapani al 59%, a Siracusa al 64%.
Molto alto in Italia il dato sull’affluenza, che sfiora il 60%. In Sicilia è stata del 46,14%, il dato più basso in Italia (alle scorse regionali, nel 2022 , ha votato il 48,81% degli elettori). Soltanto Enna e Ragusa superano il 50%, rispettivamente 55,79 e 53,23. A Caltanissetta ha votato il 49%, a Palermo il 48%, a Messina il 47%, ad Agrigento il 46%, a Siracusa il 46%, a Trapani il 43%. Il capoluogo con l’affluenza più bassa è stato Catania con il 42%.
Il campo progressista siciliano esulta per la vittoria ampia del No e lo legge anche in chiave politica come una bocciatura del governo Schifani. «Siamo di fronte ad un risultato schiacciante del No – dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo – ben oltre qualunque previsione. In alcune realtà siciliane i voti per il No sono il doppio rispetto al Si e complessivamente il dato percentuale siciliano è in linea con quello nazionale. È il frutto di una grande mobilitazione che ci ha visto in prima linea, pancia terra, con oltre 100 appuntamenti in ogni angolo della Sicilia. Ma soprattutto questo è un avviso di sfratto a Renato Schifani, al suo governo e al centrodestra. Sono stati travolti da scandali di ogni tipo, in particolare quelli giudiziari e speravano nell’impunità, stravolgendo la Costituzione per colpire la magistratura. Gli è andata male, anzi malissimo».
Sulla stessa linea il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera: «Controcorrente è stata in prima linea nella campagna per il no. L’ho fatto assieme a Nicola Gratteri e ne vado fiero, questo è un risultato storico per la Sicilia. A metà sezioni scrutinate il no è quasi al 70%, a Palermo, un chiaro avviso di sfratto anche all’amministrazione Lagalla, mentre in Sicilia abbiamo sfondato il 60%, un dato che è destinato a crescere. Questo non può che essere un dato prettamente politico più che tecnico. La dimostrazione plastica di come il popolo siciliano senza voto organizzato possa ribaltare tutte quelle dinamiche politico-clientelari che solitamente ci sono durante le elezioni amministrative e regionali. Se fossi nella maggioranza di Schifani mi farei due domande e non esiterei ad ammettere la sconfitta meditando le dimissioni, i siciliani sono stanchi ed oggi hanno dimostrato di essere pronti al cambiamento. Serve un candidato presidente che possa parlare a tutti i siciliani, per questo oggi a maggior ragione rilancio con forza la mia candidatura. Vincere è possibile e oggi la Sicilia per bene ha detto chiaramente da che parte sta».
Mentre i progressisti hanno dato appuntamento di fronte al teatro Politeama per le 18, interviene anche la Cgil Sicilia: «Una giornata importante per la democrazia nel nostro Paese, è importante, dentro la vittoria del No, è il risultato della Sicilia. Il segnale che viene da un terra martoriata dalla mafia e dalla corruzione, una terra che vuole riscattarsi, che crede nei valori della Costituzione, che investe sulla giustizia e sulla possibilità di affermare la legalità – dice Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia – Questo è un voto che parla anche al futuro della Sicilia e alla possibilità reale di cambiamento ed è un segnale anche al governo della Regione che sul fronte della lotta alla corruzione, al malaffare e alla mafia non si è speso. Come Cgil ci siamo mobilitati per il massimo coinvolgimento popolare sui temi al centro del referendum e la risposta c’è stata nei termini della partecipazione democratica e del risultato e grande è stato il contributo delle giovani generazioni, cosa che fa ben sperare per il futuro della nostra terra».
«La Sicilia ha urlato No all’arroganza del governo Meloni – aggiunge Michele Catanzaro capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana – Dalla Sicilia e dal Sud arriva un segnale forte che dobbiamo sapere coagulare in vista delle prossime sfide elettorali, regionali e nazionali».
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