Sequestrato un mln e mezzo di euro
di Redazione
Modica – Su disposizione del Procuratore della Repubblica di Modica, Dr. Francesco Puleio, la Guardia di Finanza di Ragusa e L’Agenzia delle Dogane – Servizio Antifrode hanno eseguito un sequestro di beni per 1,5 milioni di euro nei confronti del rappresentante legale e del responsabile dell’amministrazione e finanza di una importante società modicana, la Conad Sicilia di Modica, operante nel settore della commercializzazione di prodotti alimentari e di consumo, responsabile di un’ingente frode fiscale.
In particolare, le articolate e complesse attività d’indagine hanno avuto avvio nel 2009, a seguito di una specifica segnalazione inoltrata all’Autorità Giudiziaria modicana da parte dell’Agenzia delle Dogane – Servizio Antifrode, i cui funzionari avevano rilevato sospette cessioni di beni verso operatori commerciali dell’isola di Malta da parte dell’impresa nazionale in argomento.
Il sospetto nasceva, tra l’altro, dall’analisi dei titolari delle società estere, quasi tutti italiani già operanti nel settore, alcuni dei quali gravati da precedenti penali specifici in materia di frodi fiscali, che acquistavano dalla società modicana beni alimentari e di consumo ad alta incidenza fiscale con il fine dichiarato, ma falso, di esportarli nell’Isola dei Cavalieri in totale esenzione di IVA – Imposta sul Valore Aggiunto.
Le successive indagini, condotte congiuntamente dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Ragusa e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane, hanno permesso di appurare che tali beni, per un ammontare complessivo di circa 20 milioni di euro in tre anni, non lasciavano, in realtà, il territorio nazionale, ma venivano reimmessi nel circuito legale della grande e piccola distribuzione senza che venisse versato il dovuto nelle casse dell’Erario.
Tali passaggi, mascherati da copiosa documentazione fiscale fittizia emessa da società cartiere, hanno comportato sia una rilevante evasione fiscale, non essendo stata versata IVA per complessivi 4 milioni di euro, sia una notevole distorsione del mercato, non venendo garantita una concorrenza leale tra i diversi operatori.
Più precisamente, la compravendita di merci tra imprese di diversi paesi comunitari, in questo caso l’Italia e Malta, comporta per il venditore la cessione in esenzione d’IVA, che dovrebbe essere versata dalle imprese acquirenti nelle casse del paese finale in cui la merce viene posta in vendita. Nel caso specifico, le società maltesi, in realtà fittizie ed operative solo sulla carta, non hanno provveduto a tale incombenza.
Di più, la reimmissione nel mercato lecito nazionale di beni che non sono gravati dell’IVA, quantificabile nel 20% del costo, permette ai commercianti finali di porre in vendita tali prodotti ad un prezzo decisamente concorrenziale. In questo caso, le imprese oggetto delle indagini hanno sottratto cospicue fette di mercato agli operatori onesti.
Secondo la contestazione, la società modicana era a conoscenza del meccanismo fraudolento messo in luce dai militari del Corpo e dai funzionari doganali. Tale attività ha consentito di incrementare di oltre 20 milioni di euro in tre anni il proprio volume di vendite.
Il sequestro posto oggi in essere dalle Fiamme Gialle e dall’Agenzia delle Dogane è stato possibile grazie all’applicazione, ancora rara in Italia e per la prima volta nel territorio ragusano, dell’art.1, comma 143 della Legge nr. 244 del 2007. Tale disposizione, per meglio garantire il recupero delle somme illecitamente sottratte all’Erario, ha esteso anche ai reati fiscali l’applicazione del sequestro preventivo “per equivalente” già previsto nel nostro ordinamento per altre fattispecie. Per un ammontare complessivo pari a quello dell’imposta evasa, lo Stato può quindi procedere ad un sequestro cautelativo dei beni di proprietà dei responsabili.
Nella circostanza specifica, il sequestro ha riguardato l’IVA evasa nel solo anno 2008, pari a circa 1,5 milioni di euro, a fronte di un’evasione complessiva di circa 4 milioni per gli anni 2007-2008-2009. Ciò è da ricollegarsi all’irretroattività della norma, in vigore dal 1° gennaio 2008, e dalla mancata scadenza dei termini di versamento dell’imposta per il 2009 all’atto delle contestazioni da parte della Polizia Giudiziaria.
Conad Sicilia: Noi, impresa corretta: Siamo vittima di un raggiro, il fatturato oggetto dell’indagine è marginale, nessun vantaggio è stato conseguito dall’azienda.
In merito alle informazioni emerse a seguito delle indagini della Guardia di Finanza e del sequestro di beni disposto dal Procuratore della Repubblica di Modica illustrate oggi in conferenza stampa, si precisa quanto segue:
Con la correttezza che ci contraddistingue, abbiamo fattivamente collaborato con gli organismi che hanno svolto le indagini per chiarire i fatti di cui Conad è stata vittima;
· Siamo fiduciosi nell’operato della Procura, della Guardia di Finanza e dell’Ufficio delle Dogane ed agli stessi ci rimettiamo affinché siano accertare eventuali irregolarità di cui siamo stati certo solo vittime e giammai autori;
· Conad Sicilia è un’azienda con 134 associati che offrono lavoro -tra soci e dipendenti dei supermercati– ad oltre 1.400 persone. A questi vanno aggiunti i 65 dipendenti diretti della cooperativa ed i 150 delle aziende di servizi.
· Conad Sicilia ha sempre operato con correttezza e trasparenza, come si evince dai bilanci regolarmente certificati, e da decine di controlli e verifiche in cui negli anni è stata sottoposta.
· Il fatturato oggetto dell’indagine è assolutamente marginale per l’attività di Conad Sicilia. Negli anni oggetto della verifica, la nostra azienda ha conseguito ricavi della produzione per più di 430 milioni di euro, incassato IVA per 52 milioni di euro e ne ha pagata per 53 milioni di euro. Negli stessi anni la cooperativa ha pagato imposte IRE e IRAP pari a 2 milioni di euro.
Conad Sicilia è una società cooperativa senza fini di lucro e speculazione privata e per questa sua peculiarità, in questi momenti difficili dell’economia locale, si è adoperata, con notevoli investimenti per sottrarre al licenziamento oltre 100 addetti, rilevando, attraverso suoi associati, attività a rischio chiusura quali l’ex Standa di Ragusa ed l’ex Cityper di Melilli.
Lungi dal nostro comportamento porre in essere attività atte a frodare il fisco soprattutto a creare distorsione nel mercato. Al riguardo è doveroso precisare che nessun sequestro di beni alimentari è stato operato presso la nostra azienda.
Fiduciosi nel positivo esito delle indagini in corso e fiduciosi nell’operato degli organi inquirenti, ribadiamo la nostra estraneità ad ogni ipotesi di reato ribadendo, al riguardo, che ove fatti poco trasparenti si siano verificati, non è certo stata Conad Sicilia a porli in essere. La cooperativa, semmai, è stata vittima di un raggiro.
© Riproduzione riservata