Due donne, che lavoravano nelle case del cantante, lo hanno denunciato: «Clima di controllo, molestie e terrore»
di Redazione
Repubblica Dominicana – Due donne che hanno lavorato per Julio Iglesias (82 anni) hanno denunciato il cantante per tratta di esseri umani e violenza sessuali. I fatti risalirebbero al periodo compreso tra gennaio e ottobre 2021 e si sarebbero svolti nelle residenze di Iglesias nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. Le due ex dipendenti si sono rivolte alla Procura Nazionale in Spagna (il cantante è nato a Madrid il 23 settembre 1943) dopo che un’inchiesta esclusiva di elDiario.es e Univision Noticias ha raccolto le loro testimonianze.
Secondo le due donne, che i media spagnoli citano con i nomi fittizi di Laura e Rebeca, le aggressioni sessuali sono avvenute nell’ambito di un ambiente lavorativo caratterizzato da «controllo, molestie e terrore», in quelle che definiscono «le casette del terrore», cioè le residenze del cantante a Punta Cana, nella Repubblica Domenicana, e Lyford Cay, alle Bahamas. Oltre a Iglesias, nella denuncia compaiono anche due donne che gestivano le case, indicate come complici.
La faccenda ha sollevato anche reazioni al livello politico: la ministra per le pari opportunità spagnola, Ana Redondo, ha detto che «di fronte al sessismo, non possiamo voltarci dall’altra parte perché la negazione non fa che aggravare il problema. Spero che ci sia un’indagine completa». Una richiesta di chiarezza e giustizia è arrivata anche dalla leader di Sumar, Yolanda Díaz, mentre Más Madrid e la sezione madrilena del Psoe hanno chiesto alla presidente della Regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, di ritirare la Medaglia d’Oro della Comunità di Madrid assegnata a Iglesias. Ma Ayuso, su X, ha espresso sostegno al cantante: «Le donne violentate e aggredite si trovano in Iran, con il silenzio complice dell’estrema sinistra – ha scritto -. La Comunità di Madrid non contribuirà mai al discredito degli artisti, e ancor meno a quello del cantante più universale di tutti: Julio Iglesias».
Collaboratrice domestica, Rebecca ha raccontato che aveva 22 anni quando ha subito le violenze. Era obbligata a rapporti sessuali non consensuali con Iglesias: «Mi usava quasi tutte le notti. Mi sentivo come un oggetto, una schiava». Ai rapporti forzati, secondo la sua testimonianza, assisteva un’altra donna, che lavorava per il cantante con una posizione di maggior potere rispetto a Rebecca.
Laura (anche il suo è un nome fittizio) ha lavorato come fisioterapista personale di Iglesias: oltre a parlare di un clima lavorativo molto teso, con anche sedici ore di servizio al giorno, ha denunciato baci e palpeggiamenti indesiderati e rapporti sessuali senza consenso, avvenuti in spiaggia e in piscina.
Durante i tre anni dell’inchiesta, elDiario.es e Univision Noticias ha raccolto fotografie, messaggi WhatsApp e referti medici che confermerebbero la versione delle donne, oltre ad aver contattato quindici ex dipendenti di Iglesias che hanno ribadito maltrattamenti, abusi fisici e condizioni lavorative tossiche.
Ora la palla passa al tribunale spagnolo: Laura e Rebeca hanno ricevuto consulenza legale da un’organizzazione internazionale per i diritti umani, Women’s Link Worldwide. I fatti denunciati potrebbero costituire episodi di «tratta di esseri umani a scopo di lavoro forzato e servitù», «vari reati contro la libertà e l’integrità sessuale, come molestie sessuali e violenza sessuale» lesioni personali e reati contro i diritti dei lavoratori «per l’imposizione di condizioni di lavoro abusive».
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