di Redazione
I due grandi partiti in campo PD e PDL, fanno a gara per mostrarsi “autonomi” e non più “ricattabili” politicamente. Anche ieri Veltroni ha dichiarato: “Siamo compatti non dovremo più mediare da Dini a Mastella fino a Caruso.
Berlusconi altrettanto sicuro di vincere a mani basse, e poter governare senza l’aiuto di nessuno, e quindi senza “cedimenti”, attacca frontalmente Casini con le ormai famose argomentazioni sul “voto utile”.
L’incedere della campagna elettorale comincia quindi a delineare non solo gli “eletti”, scelti dalle segreterie dei partiti, come prevede la riforma di Calderoni, la legge più antidemocratica della Repubblica, ma anche gli scenari possibili all’alba del 15 Aprile.
La situazione più “semplice” è la preannunciata larga vittoria del Popolo della Liberta con premio di maggioranza alla Camera e più premi di maggioranza su base regionale al Senato, tali da costituire anche li una solida maggioranza (è stata azzardata la cifra di 30 Senatori in più per il PDL). Governo “monocolore” del PDL e niente da aggiungere.
Seconda ipotesi: vittoria del PDL alla Camera e conseguenti 60/70 Deputati in più, ma al Senato non ci sono i numeri per governare senza Casini (altri alleati non se ne possono ipotizzare). Riappacificazione col “figliol prodigo”, nonostante le asprezze della campagna elettorale, ormai alle spalle. Governo PDL con l’UDC.
Terza ipotesi: i numeri al Senato non ci sono neanche con i Senatori dell’UDC:O nuove elezioni o Governo delle “Larghe intese” con il PD di Veltroni.
Quarta ipotesi: vittoria a sorpresa del PD con premio di maggioranza alla Camera e più premi di maggioranza su base regionale al Senato, tali da costituire anche li una solida maggioranza.Governo “monocolore” del PD e niente da aggiungere.
Quinta ipotesi: vittoria del PD alla Camera e conseguenti 60/70 Deputati in più, ma al Senato non ci sono i numeri per governare senza la Sinistra Arcobaleno (altri alleati non se ne possono ipotizzare). Riappacificazione con la “Sinistra radicale e massimalista”, se non antagonista, nonostante le asprezze della campagna elettorale, ormai archiviata.
Governo PD con la Sinistra Arcobaleno.Sesta ipotesi: i numeri al Senato non ci sono neanche con i Senatori della Sinistra Arcobaleno.
O nuove elezioni o Governo delle “Larghe intese” con il PDL di Berlusconi.Le ipotesi “numeriche”, sebbene teoriche, non consentono di accreditare al momento altre alternative praticabili.
A leggere le ipotesi “matematiche” (salvo sorprese), sembra che “l’autonomia politica e d’azione” del prossimo Governo, possa essere garantita solo nelle due ipotesi di Governo “monocolore” del PDL o del PD.Alla luce di quanto accaduto a buona parte dei governi del dopo tangentopoli (ribaltoni, tradimenti, spaccature, impossibilità di realizzare per intero il programma per opposizioni interne), i due grandi raggruppamenti stanno conducendo una campagna elettorale basata sullo stesso obiettivo da raggiungere: l’autonomia di governo.L’argomento è molto sentito e vi è una parallela tendenza ad escludere dalla competizione i “piccoli” partiti.
Anzi si registra qualcosa di veramente nuovo, ovvero l’invito di Berlusconi al voto utile in ogni caso, che in fin dei conti sembra significare ”meglio il voto al PD che ai partiti minori UDC compreso”.
Contro questa presa di posizione si è scagliato Casini, ma anche Storace. Entrambi infatti hanno interpretato questo atteggiamento come un passo sostanziale verso le “larghe intese”, che comunque continuano ad essere smentite da Veltroni e Berlusconi, almeno come ipotesi di governo diretto del Paese.Appare incerto che dalle urne esca la possibilità per l’uno o per l’altro di governare da soli.
Ma c’è una domanda ulteriore: anche se ciò accadesse sarebbe garantita la governabilità?, Le diverse anime che compongono i due grandi partiti, sapranno stare insieme?
Oppure, come è successo per esempio per la questione ALITALIA (a destra) , o per le missioni all’Estero (a sinistra) si divideranno ancora una volta al loro interno riproponendo la solita situazione?A fronte di partiti che comunque sono gia essi stessi una coalizione, i programmi in dodici punti, saranno un sufficiente riparo da prese di posizione “diverse” ad urne chiuse, come spesso accade in Italia?
Di Pietro, Bonino e Veltroni oppure Bossi, Fini, Rotondi e Berlusconi hanno programmi, ideali ed obiettivi comuni tali da poter garantire la governabilità del Paese? O sono già parte di una coalizione e a cose fatte riprenderanno la loro “autonomia” di pensiero e d’azione?
Oppure sarà ancora un continuo compromesso sul filo del rasoio, un braccio di ferro , sotto la minaccia del giornaliero, più o meno pubblico, “esco dalla maggioranza” a cui Mastella ci ha abituati nella scorsa breve Legislatura?
Fonte: Siciliainformazioni.com
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