Giudiziaria
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19/03/2026 14:28

La criminologa Bruzzone indagata per stalking di gruppo a una collega

La criminologa verso il rinvio a giudizio.

di Redazione

Cagliari –  La collega criminologa dalla “miserabile esistenza”, “da Tso”, “in putrefazione”. La rivale con “la sua folle ossessione”, che “continua a sbavare sui nostri profili”, “cacciata a pedate nel sedere” dai tribunali, cui “le goccine e le overdose di botox non bastano più”. Insomma, “una lestofante in meno”. Complimenti che Roberta Bruzzone — volto tra i più celebri della materia, ultimamente presentissima sul fronte mediatico di Garlasco con i suoi annunci di audio esplosivi e di esposti depositati in Procura a Milano per disinnescare tentativi di depistaggio delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi — ha condiviso sui social con tre stretti collaboratori ai danni dello stesso bersaglio: Elisabetta Sionis, psicologa forense, consulente in diversi casi di omicidio e oggi giudice presso il tribunale dei minori di Cagliari. Bersaglio insieme alla figlia minorenne, secondo l’ipotesi della Procura del capoluogo sardo, di uno stalking di gruppo durato almeno tre anni, fatto di pesantissime allusioni sessuali, di “fotomontaggi del viso della persona offesa” e di “frasi avente carattere minaccioso e vessatorio”.

L’avviso di conclusione indagini, firmato dal pm Gilberto Ganassi, è stato trasmesso a Roma per competenza insieme a un corposo hard disk con le trascrizioni delle chat tra Roberta Bruzzone e i coindagati Monica Demma, Giovanni Langella e Marzia Mosca (nota sul web come “Santanico”): i dialoghi dimostrerebbero gli accordi del gruppetto prima di scatenare gli attacchi sui gruppi Facebook e i canali YouTube e Twitch dedicati al crime. È una storia annosa e velenosa, un duello fatto di querele e controquerele (l’ultima da parte di Bruzzone a Sionis è stata archiviata il 23 giugno scorso) con almeno una condanna di primo grado già emessa (a due anni), lo scorso 28 ottobre a carico di Lucio Lipari, presunto collaboratore della criminologa savonese accusato di aver perseguitato Sionis, mentre ignoti causavano ustioni alla sua gatta. Un incrocio originato nel 2017, durante il processo per la morte di Manuel Piredda e le ustioni che sfigurarono la moglie Valentina Pitzalis, che aveva innescato una spirale di accuse prima professionali, e poi personali.

Ai pubblici messaggi di dileggio a carico di Sionis, nel fascicolo a carico degli indagati, si sono aggiunti i messaggi scambiati in gruppi WhatsApp dai nomi esotici (“L’armata delle tenebre”, “Gli irriducibili”, “Barcone on the road”, “I mitici”) e dai toni espliciti. Il 26 agosto 2023 Langella scrive: “La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di noi la sua ragione di vivere”. Bruzzone commenta: “Io spero in un bel malaccio che se la porti via”. Qualche settimana dopo, commentando una foto della rivale postata da Monica Demma nel gruppo, rincarava: “Questa è marcia di invidia — il commento di Bruzzone — guarda il marciume interiore come caz… ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa”. Con un finto rimprovero all’amica: “Monica Demma però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi…”. E poco dopo, ancora in riferimento a Sionis: “Questa un malaccio se lo merita tutto”.

Al di là degli auguri privati, la frase chiave (a giudizio degli inquirenti) sta in un’esortazione spedita da Roberta Bruzzone ai suoi collaboratori sul gruppo “Fbi” il 17 settembre 2022: “Ho mandato a Monica la mia denuncia di stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi”. Una direttiva eseguita nel tempo dal gruppo: il 22 febbraio 2024, poco prima di una diretta su Twitch, Giovanni Langella annunciava in chat “Stasera massacro pure la Sionis in diretta”. E non solo a carico della criminologa sarda: “Trolliamo un po’ Avesani?”, scriveva Demma a Mosca/”Santanico” a proposito del neurologo veronese Mirko Avesani, a sua volte entrato in una spirale di denunce reciproche con Bruzzone. Una frase che “potrebbe far riflettere sul fatto che le due dedichino parte delle loro giornate a interagire tramite profili fake con altri utenti social”, scrive il pm Ganassi. Nemmeno quest’ultimo è scampato agli strali di Bruzzone quando, scrivendo su Facebook lo scorso 17 giugno alla vigilia dell’archiviazione della sua ultima querela, si diceva convinta che questa volta Sionis avrebbe passato i guai: “Eh sì, pensava di avere sempre Ganassi dalla sua parte, invece l’ha rinviata a giudizio”.