Economia
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21/02/2010 14:52

La crisi dell’ortofrutta siciliana: Il costoso viaggio del pomodorino

Il primo rincaro viene varato dai broker che gestiscono l'ingrosso

di Redazione

Ragusa – Vengono prodotti  lugo la fascia vocata siciliana, passano di mano in mano, percorrono a volte 2 mila chilometri e quando finalmente arrivano sui banconi di vendita di supermercati e fruttivendoli dell´Isola il loro prezzo è quadruplicato rispetto a quello al quale l´agricoltore li ha venduti. È la pazza filiera dei prodotti agricoli siciliani. Una filiera che alla fine fa guadagnare tutti, commissionari, broker, grossisti e grande distribuzione, tranne gli anelli principali di questa catena: i produttori e i consumatori.
Ma chi sono i protagonisti di questa carissima filiera? Quanti sono i passaggi prima che i prodotti arrivino in tavola? E, soprattutto, chi ci guadagna veramente? A dimostrazione di come i prezzi di frutta e verdura crescano di passaggio in passaggio «senza alcuna giustificazione reale», come ripetono in coro gli agricoltori, basta vedere a che prezzo sono stati venduti ieri alcuni prodotti al mercato ortofrutticolo più grande del Sud, quello di Vittoria, e il loro prezzo sui banchi dei supermercati del centro di Palermo. Il pomodoro rosso a grappolo, a esempio, è stato venduto dagli agricoltori a 0,50 euro al chilo al mercato ortofrutticolo di Vittoria. Ad acquistarlo a questo prezzo sono stati i commissionari che gestiscono i 70 box all´interno del mercato ragusano.

«Commissionari che fanno da intermediari con i grossisti, veri e propri broker che lavorano o per grandi mercati ortofrutticoli del Nord o per catene di distribuzione nazionali – racconta Giuseppe Drago, presidente della Cia di Ragusa – Una volta comprato, il prodotto viene trasferito nei circa 100 magazzini che stanno attorno al mercato di Vittoria».

A possedere i magazzini a volte sono direttamente i broker, oppure gli stessi commissionari: in questi depositi la merce viene confezionata oppure preparata per il trasporto. E in poche decine di metri, quelli che separano i magazzini dal mercato di Vittoria, il prezzo dei pomodori a grappolo cresce del 130 per cento: ai dettaglianti, cioè supermercati o fruttivendoli locali, è infatti venduto a 1,16 euro al chilo. Ieri il pomodoro a grappolo del ragusano era in vendita sui banchi di un supermercato del centro di Palermo al prezzo di 1,99 euro al chilo, con un rincaro del 400 per cento. Lo stesso discorso vale per altri prodotti venduti ieri al mercato di Vittoria, dalle zucchine (che passano dai 0,50 euro al chilo che riceve l´agricoltore all´1,54 euro al chilo che invece deve spendere il consumatore finale), all´uva da tavola bianca (da 0,50 euro al chilo a 1,85 euro). Una follia. «Tutta colpa di questi innumerevoli passaggi che a volte coinvolgono 6 figure diverse, ognuna delle quali punta a guadagnare dallo stesso prodotto – aggiunge Angela Sciortino, vicepresidente della Cia regionale – In questi passaggi, inoltre, capita che sulla tavola dei consumatori finiscano prodotti spacciati per siciliani, ma in realtà provenienti da altri luoghi oppure che un pomodoro ciliegino coltivato a Ragusa prima di arrivare sul bancone di un supermercato siciliano percorra anche 2 mila chilometri». A esempio, la Coop confeziona i prodotti in centri specializzati a Napoli e in Emilia, oppure altri grandi catene si riforniscono di prodotti agricoli siciliani in mercati del Nord, salvo poi rimandarli nei propri punti vendita nell´Isola.

Ma perché gli agricoltori non riescono a imporre un loro prezzo nei mercati ortofrutticoli? Semplice, non fanno sistema ma soprattutto i commissionari e i broker giocano sul fattore tempo: la frutta e la verdura deve essere venduta subito se no marcisce. E se i prezzi sono alti, la merce rimane invenduta, come avviene in questi giorni a Vittoria per diversi prodotti, dal melone alle melanzane. «Occorre una certificazione di questa filiera, per evitare non solo le speculazioni ingiustificate sui prezzi, ma anche che prodotti che sulla carta sono siciliani, in realtà siano prodotti esteri a basso costo», dice Alfredo Mulè, presidente regionale della Coldiretti. «Occorre aumentare i controlli», conclude il direttore della Coldiretti, Giuseppe Campione.