di Redazione
« Simón Bolívar, padre della nostra Patria e guida della nostra Rivoluzione, giurò di non dare riposo alle sue braccia, né dare riposo alla sua anima, fino a vedere l’America libera. Noi non daremo riposo alle nostre braccia, né riposo alla nostra anima fino a quando non sarà salva l’umanità ».
(Hugo Chávez, Discorso alla sessione per il 60° anniversario dell’ONU, 15 settembre 2005).
Nel concetto di libertà di Hugo Rafael Chávez Frías, attuale presidente del Venezuela (in carica dal 1998), rientra la possibilità per una persona di poter essere rieletto, di volta in volta, Presidente della Repubblica, anche per tutta la vita, se questo è necessario per la giusta guida della nazione venezuelana. Dunque ha pensato bene di modificare la costituzione per permetterlo. Ci aveva già provato nel 2007 ma per un soffio non vi riuscì. Allora disse di essere contento perchè quell’insuccesso era la prova tangibile del fatto che la macchina democratica venezuelana funzionasse bene, ma ciò non significafava che si accontentasse di quella risposta. Così molto “democraticamente” ha richiamato al voto i venezuelani il 15 febbraio 2009 per rivedere quella loro decisione. Per far cambiare idea alla popolazione Chavez ha dedicato alla questione tutto il suo tempo presidenziale occupando enormi fette della programmazione televisiva (che gli deve offrire tutta la sua collaborazione visti i precedenti dell’emittente televisiva RCTV che fra l’altro era il canale più antico della tv venezuelana) e attuando una campagna propagandistica che lo ha portato a comprare la carta dalla Colombia perché le riserve venezuelane non bastavano a soddisfare l’enorme quantità di carta richiesta dalla sua campagna. Sempre in maniera molto “democratica”, per finanziare la sua campagna, Chavez ha deciso di avvalersi delle riserve finanziarie dello Stato (riserve che dovrebbero essere toccate solo in situazione di calamità naturali o di profonda crisi). A niente sono servite le proteste dell’opposizione che ha visto impegnato nelle strade e nelle metropolitane delle maggiori città il movimento studentesco con la campagna dal titolo (anche abbastanza sensato) “No es no”. Il referendum si è concluso con un 54% a favore del Presidente che, per potersi accaparrare più voti possibili, nell’ultimo anno si è anche messo a regalare case ai poveri, senz’altro un nobile gesto da parte del governo populista il quale però ci lascia pensare che magari sono stati utilizzati dei giusti mezzi per arrivare ad un fine sbagliato.
Ignazio Giurdanella
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