di Redazione
Anche questo anno le famiglie italiane hanno dovuto pagare l’ICI alla
scadenza anticipata del 17 Dicembre.
E veniamo subito alla cronistoria di questa imposta patrimoniale introdotta alla fine dell’anno 1992.
Dopo aver accumulato un enorme debito pubblico, provocato dall’allegra gestione della Finanza Pubblica degli anni ottanta,il Governo di Centrosinistra, presieduto da Giuliano Amato,tra i primi di luglio e la fine di settembre 1992, presentò il conto agli italiani, regalando due nuove imposte: l’imposta straordinaria sui depositi bancari e sugli immobili (ISI),questa ultima trasformata poi in ICI.
Va sottolineato subito che l’ICI, essendo un’imposta patrimoniale, colpisce esclusivamente il valore del patrimonio immobiliare dei contribuenti,non tenendo in nessun conto il reddito che costituisce la reale capacità contributiva di essi stessi.
Pertanto essa rappresenta la quintessenza dell’iniquità fiscale per i pensionati che hanno solamente redditi di pensione minimi,per le famiglie con redditi alla soglia della povertà e in genere per le famiglie economicamente disagiate o pesantemente indebitate che sono costrette a pagare un’imposta senza averne la reale capacità contributiva e ciò in dispregio dell’art. 53 della Costituzione.
Ancor di più iniqua appare l’ICI perché grava anche sui fabbricati inabitabili o inagibili, ossia fabbricati diroccati, pericolanti o fatiscenti, ancorché con la riduzione del 50%.
Ma il legislatore si preoccupò contemporaneamente di stabilire una serie di esenzioni dal pagamento dell’imposta.
Dal versamento dell’ICI quindi esentò tutti i soggetti elencati nell’art. 7 del D. Lgs. 504/1992, fra i quali vi fece rientrare i partiti politici e i sindacati.
Infatti,col favore di una interpretazione estensiva del citato art. 7, fra le categorie che in virtù della loro attività meritoria sono esentate dal pagamento dell’imposta rientrano le onlus, cui vengono assimilati Partiti e Sindacati.
Così che pur avendo un enorme patrimonio immobiliare sia i sindacati e in misura ridotta i partiti politici; pur godendo i primi di ingenti entrate attraverso la riscossione dei contributi sindacali,i compensi ai rispettivi Caf, pagati dallo Stato per ogni pratica compilata, nonché gli introiti dei loro Patronati, e i secondi di entrate di centinaia di milioni di euro a titolo rimborsi spese elettorali; non pagano un centesimo ICI.
Quindi i contribuenti ancorché poveri o disagiati economicamente devono pagare l’ICI, invece i Partiti politici e i Sindacati stracolmi di danaro sono esenti.
Ecco la giustizia fiscale che persegue il luminoso Governo Prodi insieme a tutti i componenti della sua coalizione compresi i due partiti comunisti.
E’ tempo quindi di affrontare la questione dell’ICI.
Ritengo pertanto che tra le priorità della “DESTRA” e di tutti gli uomini liberi debba rientrare l’obiettivo della abrogazione dell’ICI attraverso una graduale riduzione delle aliquote deliberate dai Comuni.
In concreto quindi attraverso una apposito progetto di legge si potrà proporre con decorrenza dall’anno 2008:
a) l’esclusione dalla tassazione, ai fini ICI, dei fabbricati inabitabili o inagibili;
b) la riduzione di un punto percentuale annuo delle aliquote ICI deliberate dai Comuni nell’anno 2007 fino a giungere alla abrogazione finale dell’ICI.
Mi auguro quindi che tale proposta possa essere presentata al più presto al vaglio del Parlamento.
Scicli 18.12.2007
Distinti saluti.
Dott. Giuseppe Implatini
Portavoce “La Destra” Scicli
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