Cultura
|
13/08/2026 17:13

La Fornace Penna di Punta Pisciotto a Sampieri, luogo dechirichiano

La lectio di Lino Bellia in veranda sul molo di Sampieri

di Redazione

Meteo: Scicli 27°C Meteo per Ragusa

Scicli – Una lectio con una chiave di lettura quasi inedita sulla Fornace Penna di Punta Pisciotto a Sampieri.

È quella che l’architetto Pasquale “Lino” Bellia ha tenuto nell’insolita aula della veranda di casa, sul molo, la sera dell’11 agosto.

Richiesto da più parti di intervenire nelle occasioni di pubblico dibattito che si sono presentate negli ultimi mesi, Bellia, che studia la Fornace dal 1975, ed è la persona che ha scritto di più sull’argomento, ha dato appuntamento pubblico nella sua abitazione per parlare della messa in sicurezza del manufatto.

Foto d’epoca, dell’archivio della famiglia Bellia-Savà, cartografie risalenti, aerofotogrammetrie, immagini di paesaggio agrario.

Il racconto di Bellia è partito dalla fine dell’Ottocento, dalla società rurale e agraria latifondista, per attraversare il milieu sociale del notabilato locale, la famiglia Penna in particolare, dove emerge la figura di Ines Crescimanno duchessa Albafiorita, in Penna di Portosalvo. La nobildonna aveva la virtù della filantropia.

“Dopo il terremoto di Messina del 1908, arrivarono feriti anche all’ospedale di Scicli appena ultimato – racconta Bellia-. Tra i feriti c’era l’ingegnere Liparasi, che aveva impiantato le fornaci di Spadafora a Messina. La Duchessa, quando l’ingegnere venne dimesso, lo invitò alla villa di contrada Trippatore. Da quella escursione nel territorio intorno, per le particolarità del sito e delle risorse, l’ingegnere suggerì alla Duchessa l’impianto di una fornace.

Le società in Sicilia e anche in Calabria, erano matriarcali. Dentro casa e anche fuori, le decisioni erano a carico delle donne, anche se ponevano avanti il consorte, ma decidevano le donne”.

Fu la duchessina Penna, originaria di Caltagirone, a decidere di costruire una nuova fornace, più grande e organizzata delle due appartenenti alla famiglia, il “ciaramiraro” di contrada Bruca e la piccola fornace di contrada Ciarciolo a Sampieri.

L’incarico della progettazione fu affidato all’ingegnere Ignazio Emmolo, due lauree, in Matematica e in Ingegneria, a Catania e a Napoli, un curriculum di rispetto, che annoverava fra le altre opere la costruzione del nuovo ospedale Busacca.

Emmolo, figura ancora oggi poco indagata, andò in Germania a studiare le fornaci Hoffman, quindi in Emilia, disegnando una fabbrica di grande eleganza, dove il camino era corpo separato dal forno, come il campanile nel rapporto con una chiesa.

Il risultato (la fabbrica entro in funzione nel 1912) fu quanto più moderno e in linea con lo stato dell’arte si potesse immaginare a quel tempo, una realtà d’avanguardia che un incendio doloso distrusse per sempre il 26 gennaio 1924.

Il restauro attuale ha eliminato dai basamenti della fabbrica i conci caduti durante i decenni di incuria, eliminando così preziose testimonianze del corpo della fabbrica, che in questo è in tutto simile a un tempio greco e alle sue rovine.

Ma le rovine della Fornace, ora che il bene architettonico è diventato di proprietà della Regione, sono state tolte. Anziché un restauro con moderne tecniche di cucitura in punta di matita (e attraverso l’uso di colle chimiche di ultima generazione) si è andati avanti a colpi di manicola e cemento, come se si trattasse di restaurare un immobile degli anni Sessanta del Novecento.

Il risultato oggi ci restituisce una architettura dechirichiana, che dopo aver ricacciato indietro la forza fagocitante della natura, è diventata altro rispetto al passato, aumentando il proprio ruolo simbolico, spirituale e semantico.

 

Ines Crescimanno, la duchessina Penna.