Attualità
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19/03/2012 11:26

La grotta delle Trabacche, dimenticata

Un appello alla Sovrintendenza

di Saro Distefano

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Ragusa – La Soprintendenza deve decidere. 

Facciamo riferimento, e la foto che pubblichiamo è in tal senso emblematica, alla Grotta delle Trabacche. Per chi non lo sapesse (e immagino sia un forestiero, perché a non saperlo un ragusano sarebbe davvero grave), la Grotta è uno dei siti archeologici più importanti e conosciuti dell’intera Sicilia. A una decina di chilometri dal capoluogo di provincia, in contrada Bùttino, è scavata nel calcare grigio una vera e propria necropoli, verosimilmente sicula, con decine e decine di inumazioni e su tutte i due famosi “baldacchini” (che è poi il significato della parola “trabacca”, forse di origine araba). Tombe principesche, o comunque di una intera ed importantissima famiglia di duemila anni orsono.

La Grotta delle Trabacche è conosciuta da sempre. E per sempre è stata utilizzata dai privati proprietari come stalla o magazzino. E si è sempre mantenuta in uno stato accettabile. Qualche anno fa la Soprintendenza, con una spesa minima, riuscì a costruire un parcheggio automobilistico ed  una stradina d’accesso, pedonale, facilitando in tal modo la visita dei tanti appassionati o semplici curiosi che vogliono vedere la famosa necropoli. Quando tutto fu pronto, venne sistemato un cancello con tanto di lucchetto. In tal modo si impedivano quelle visite che col parcheggio e la strada si voleva incrementare. Ma, si disse allora, le esigenze della sicurezza sono prioritarie rispetto alla libera fruizione del bene. Per quanto possa valere, cioè nulla, il mio parere espresso allora fu chiaro: “sono contrario al cancello perché un bene è tale solo se è fruito”. Ma, come sempre, combattei una battaglia destinata alla sconfitta. Adesso torno alla carica perché domenica 18 marzo sono andato alla Trabacche e ho scattato queste foto: il cancello oggetto della mia antica lamentela è stato divelto. È piegato su se stesso, forse incolpevole vittima di un gruppo di vandali che altro di meglio non trovano da fare. Questo mi ha permesso di entrare liberamente nella Grotta, ma dimostra anche come la Soprintendenza non sia in grado di attuare piccolissimi, microscopici interventi manutentivi. Delle due l’una, signor Soprintendente: o il cancello serve ed allora è suo dovere ripristinare immediatamente i luoghi (che paroloni, per dire semplicemente che deve mandare un falegname a piantare quattro chiodi e rimettere in piedi il cancello in legno) perché in caso di sua ulteriore mancanza dovrà ritenersi responsabile di eventuali danni al topos; oppure quel cancello non serve a nulla (come sostengo io, da sempre favorevole alla fruizione anche se consapevole dei rischi che si corrono, ma cosciente anche del fatto che il vandalo deciso a fare danno non si ferma certamente davanti al cancelletto in legno) e allora è suo dovere eliminare questo sconcio del cancello divelto e lasciato a marcire davanti l’ingresso della Trabacche.

Attendiamo fiduciosi ma ormai mitridatizzati dall’assordante silenzio che proviene da Piazza Libertà.