Neonata proibita
di Redazione

Palermo – Una guerra vera e propria. A forza di veementi dichiarazioni e repliche stizzite. Da un lato, l’onorevole Basilio Catanoso e i pescatori siciliani; dall’altro, il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan. Oggetto del contendere sono il bianchetto e il rossetto, specie ittiche che il Regolamento Mediterraneo dell’Ue entrato in vigore l’1 giugno dello scorso anno vieta di pescare assieme al cicirello, al calamaretto, alle seppioline e alle telline. Regolamento che otto mesi fa portò allo scontro tra la Sicilia e la Comunità accusata, dalle associazioni di categoria, di averla disegnata sulla pesca oceanica piuttosto che sulle capacità produttive e operative delle flotte mediterranee e in particolare di quella siciliana, oltre tremila natanti con quasi 12 mila lavoratori del comparto che salgono a 18 mila con l’indotto e con un giro d’affari annuo di due miliardi di euro.
Un comparto in crisi da anni e che coinvolge sia la pesca d’altura sia quella artigianale. E le cause sono molteplici. Dal Mediterraneo sempre più sfruttato e impoverito alla recessione economica globale, alla riduzione della domanda, all’aumento del costo del gasolio. La «guerra» del bianchetto e del rossetto è solo l’ultimo tassello di una vicenda che vede la marineria siciliana in difficoltà.
«La scarsa attenzione che l’attuale ministro delle Politiche agricole riserva alla necessità di riorganizzare il mondo della pesca, oggi dilaniato da polemiche tra chi vuole “pescare tutto e in qualsiasi modo” e chi al contrario “non vuole si peschi nulla e a qualsiasi costo” – ha dichiarato Catanoso, aprendo le ostilità e annunciando di non volere incontrare Galan, ieri a Catania per un convegno sulla nuova Pac – sono sin troppo evidenti. Sarebbe bene che il ministro incontri i protagonisti delle varie posizioni in campo per sentirne le ragioni. Il mondo della pesca – aggiunge il parlamentare Pdl che è anche componente della Commissione agricoltura della Camera – è un universo complicato, dai mille volti e risvolti. Troppo spesso le questioni della pesca si affrontano con approssimazione, facendosi trascinare nelle lobby dei pro o dei contro solo per sentito dire e senza aver approfondito gli argomenti». Catanoso ritiene «necessario tenere in debito conto la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema marino, per troppo tempo messo a rischio e ai margini di ogni logica. Farebbe bene il ministro Galan – conclude – ad applicare ciò che lo stesso ministro ha definito tolleranza zero verso coloro i quali esercitano la pesca illegale (talvolta senza licenza) e invece regolare meglio i tipi di pesca tradizionale, molti dei quali compatibili con il mantenimento dell’ecosistema marino».
La risposta, a stretto giro di agenzia, del ministro Galan non si è fatta attendere. «Quando la politica offre sceneggiate come quella offerta dall’on. Basilio Catanoso – ha dichiarato – non resterebbe che piangere. Per Catanoso poche ma sentite parole. Mi preme chiarire la prima questione, soprattutto nel rispetto dei rappresentanti della pesca della città di Catania a cui era stata annunciata la mia presenza all’incontro organizzato: nessuno dei miei collaboratori l’aveva assicurata, il che non significa affatto da parte mia una scarsa attenzione per il settore e per la città.
In secondo luogo, vorrei ricordare – ha aggiunto Galan – che mi sono speso fin dal primo giorno al ministero delle Politiche agricole per far comprendere che essa non è un settore marginale. Non mi si accusi di trascurare problematiche e particolari situazioni, non mi si accusi di approssimazione o di debolezze rispetto a questa o quella lobby. La mia, piuttosto, è stata una linea chiara e definita fin da subito: basta col mancato rispetto delle regole. Basta con le illusioni, con le deroghe, con le false promesse fatte da questo o quel politico ai pescatori. E soprattutto, basta con l’abuso che da anni facciamo del mare. Riguardo a una tolleranza zero che avrei invocato ma non messo in atto, sono certo – conclude il ministro – che per l’onorevole Catanoso sarà sufficiente consultare i numeri delle Capitanerie di porto per comprendere quante operazioni siano state effettuate».
Al di là della polemica, la realtà è che «il divieto di pesca della “neonata” – come spiega Piero Forte, componente della presidenza regionale Anapi Pesca Sicilia – ha messo in ginocchio un pezzo importante della marineria siciliana. Il novellame è un pilastro della nostra tradizione gastronomica. Questo stop mette in crisi 350 imbarcazioni sulle quali lavorano mille pescatori, per non parlare degli effetti economici sui ristoratori. La pesca della “neonata” – continua – ha una tradizione centenaria e viene effettuata a livello artigianale. Se adeguatamente controllata non provoca danni all’ecosistema marino perché non è una pesca invasiva. Il ministero avrebbe dovuto presentare le consuete richieste e documentazioni a Bruxelles, ma evidentemente c’è stata qualche carenza».
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