Attualità
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12/01/2011 01:05

La guerra di Romina

Contro la Cgil

di Giorgio Liuzzo

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Romina Licciardi
Romina Licciardi

Ragusa – Una parvenza di accordo, il 2 agosto scorso, era stata pure raggiunta. Ma due mesi e mezzo dopo, quando, dinanzi all’Ufficio provinciale del lavoro, tutti si attendevano che la vicenda si sarebbe chiusa, il coup de theatre e la presentazione del ricorso d’urgenza ex articolo 700. 
La vicenda di Romina Licciardi, licenziata della Cgil assieme ad altri ex dipendenti che si trovano nella sua stessa condizioni di lavoratori alle prese con scelte più o meno opinabili assunte dalla grande organizzazione sindacale, si arricchisce di un nuovo capitolo.
“Oggi saremo a Palermo – spiega Licciardi – per manifestare la nostra indignazione, assieme ad altri ex colleghi che si trovano nella mia stessa condizione. Tutti ex colleghi che, tra l’altro, nel maggio scorso, in occasione del congresso nazionale della Cgil a Rimini, avevamo protestato duramente e, per questo motivo, avevamo ottenuto un confronto con il responsabile nazionale dell’organizzazione, Enrico Panini. Quest’ultimo ci aveva assicurato che avrebbe risolto le varie vertenze. Caso per caso”.
Ed in effetti, la Licciardi, qualche tempo dopo, viene contattata dalla segretaria regionale della Cgil, Mariella Maggio. Quest’ultima, assieme al responsabile del Dipartimento nazionale di organizzazione, Marco Di Luccio, viene addirittura a Ragusa. 
A questo punto, evidentemente dopo un passaggio con i dirigenti territoriali, propone all’ex sindacalista (che aveva denunciato di aver subito un’aggressione a sfondo sessuale all’interno dell’organizzazione e che, anche per questo motivo, in polemica con gli attuali vertici, era stata licenziata più di un anno fa) la ricollocazione della stessa in un ente bilaterale, per l’esattezza la Cassa edile. 
E’ il 2 agosto. “Una proposta che, per larghe linee – chiarisce Romina Licciardi – mi sono sentita di accettare. Anche se attendevo la definizione della vertenza con un accordo che mettesse la parola fine”. 
Definizione che dovrebbe arrivare il 18 ottobre, nella sede dell’Ufficio provinciale del lavoro. 
“Invece – racconta Licciardi – arriva l’avvocato della Cgil che, anziché chiudere, come mi aspettavo, il percorso già delineato, sostiene che sì vogliono trattare ma che, per il momento, non sono disponibili ad alcun tipo di conciliazione. A quel punto non mi rimane altro da fare, anche su consiglio del mio avvocato, se non proseguire sulla strada già preventivata del ricorso. Confido molto nella Giustizia. E sono convinta che alla fine riuscirò a far prevalere le mie ragioni”.