Attualità
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03/03/2008 14:08

La legge truffa e la finta democrazia dei gazebo

di Redazione

Quando la politica bara, qualunque sia la parte politica cui si appartiene, bisogna perseguirla, stanarla, scovarla e denunciarla. Restando dentro lo schieramento cui si aderisce. Nessun cambio di casacca, nessuna abiura, nessun salto della quaglia, come si diceva un tempo, ma un’azione di disinquinamento condotta con tenacia. E’ questa la riflessione che sottoponiamo a tanti lettori di Sicilia Informazioni che seguono con attenzione e, forse, con passione le vicende politiche di questi giorni.
Questa premessa è doverosa, perché quando si punta il dito verso una parte o si giudica negativamente qualcuno o qualcosa, abbiamo, tutti quanti, i riflessi condizionati, come il topo di Paplov. Non approvi Veltroni o Berlusconi per ciò che ha detto o fatto? Allora stai dall’altra parte, quasi che l’omertà fosse la spia della buona fede, della lealtà, della fedeltà.

Comportiamoci con i partiti e con gli uomini che li rappresentano così come facciamo con i nostri congiunti o gli amici più cari. Se sbagliano – o crediamo che sbaglino – ce ne stiamo forse zitti? Rinunciamo a suggerire un comportamento diverso? Risparmiamo critiche o voltiamo le spalle e facciamo finta di non avere sentito o visto?
Affrontiamo alcune questioni cruciali: la legge elettorale vigente che affida a quattro gatti che stanno in alto la scelta dei deputati e dei senatori; la storiella che se vince il PD o il PDL si semplifica il quadro politico; la drittata dei gazebo, strumenti di democrazia.
 

Cominciamo dalla forma oligarchica che il sistema elettorale ha fissato per il nostro Paese. Una scelta, indubbiamente che pesa di più sulle spalle del PDL che su quelle del PD, anche se – intendiamoci – non crediamo che alcuno dei partiti si sia strappato le vesti per evitarlo, ma almeno Veltroni c’ha provato, ed altri insieme a lui.
Chi ha voluto le elezioni con questa legge aveva una priorità, di mandare a casa Romano Prodi, obiettivo legittimo per un’opposizione a patto che questo non rappredsenti un danno per il Paese. Sul piatto della bilancia ha pesato la necessità di sfruttare il momento di massimo consenso verso il PDL piuttosto che una legge elettorale che risarcisse gli elettori dello scippo di un diritto (già perpetrato nelle precedenti elezioni) e lo riconsegnasse nelle loro mani.
 

Secondo punto, la storia che il partito che vince governa senza il fastidio delle alleanze che ricattano e non permettono di governare con equilibrio e coerenza il Paese. Non è affatto così, perché mentre per la Camera dei deputati c’è un premio di maggioranza (ed uno sbarramento del 4 per cento), per il senato non c’è alcun premio di maggioranza (ed uno sbarramento dell’8 per cento). Sicchè il partito vincente dovrebbe ottenere numero di seggi pari alla metà più uno dei senatori. E’ praticamente impossibile. Dovrebbe comndsen tirlo la Sicilia, grazie al patto con l’MPA? Può dartsi, ma momo è affatto probabile. Significa che il PDL o il PD dovrà necessariamente allearsi con gli schieramenti politici minori e cioè la Sinistra Arcobaleno o l’UDC. Si tornerebbe presumibilmente al potere d’interdizione che si vorrebbe evitare e che viene ogni giorno esorcizzato dai leaders dei maggiori partiti nella speranza che tutto il bottino possa essere spartito fra loro.
Terzo punto, il gazebo. Silvio Berlusconi li ha piazzatii nelle piazze d’Italia una prima volta in una circostanza singolare, il referendum sul nome da dare al partito, se dovesse chiamarsi Partito del Popolo o Partito delle Libertà (se non ricordiamo male).
Ebbene, i gazebo sono tornati nelle piazze, ben diecimila, e ad essi è stato affidato stavolta un giudizio sul programma di governo. Con l’aggravente che l’iniziativa è stata enfatizzata come un momento di democrazia da parte dei leaders del PDL.
E’ il caso di fare mente locale, come dicevano i nostri nonni: ma che razza di potere è stato affidato ai cittadini con i gazebo? Sul nome del partito il censimento avrebbe potuto essere “vero” ma l’oggetto è apparso davvero di modestissimo conto, risibile. Quanto al programma dei gazebo odierni che cosa dovrebbe fare il cittadino che non lo condivide o lo vuole modificare? Si fa ricevere dall’economista Tremonti, che né è uno degli autori più autorevoli, e discute con lui?
La democrazia ha delle regole essenziali e semplici, attraverso le quali si fa riconoscere. Democrazia significa affidarsi ai numeri, votare su qualcosa e farlo secondo regole trasparenti e riconoscibili. Significa, anzitutto, votare sui nomi dei dirigenti e sulle questioni più importanti. Un programma non si sottoscrive in piazza, si discute nelle sedi opportune a vari livelli. E questo non è avvenuto nel PDL, ma non solo.
Il fondatore di Forza Italia e del PDL, Silvio Berlusconi, riconosce che il suo partito e monarchico nella forma, ma aggiunge che è anarchico nella quotidianità. Ebbene, né la monarchia né l’anarchia hanno a che vedere con la democrazia.
I gazebo, tuttavia, non sono stati “usati” solo dal centrodestra. Anche il centrosinistra l’ha fatto: furono chiamate primarie consultazioni informali dalle dubbie regole.
Non sono i gazebo del Cavaliere, ma nemmeno i gazebo della democrazia. 

Fonte: Siciliainformazioni.com