Cronaca
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16/01/2011 09:04

La moglie di Paolo Cannì: Cosa racconterò a nostro figlio?

Parla la famiglia

di Telenova

Paolo Cannì
Paolo Cannì

Ragusa – Nessuno ha dubbi sul perchè Paolo Cannì, venerdì sera, abbia deciso di stringersi intorno al collo un cappio che non gli ha lasciato scampo. “Vi amo follemente”, ha scritto nei due biglietti di addio, lasciati alla moglie e al figlioletto di 4 anni, “ma non credo più nella giustizia”. Nello stesso giorno in cui, il 14 gennaio, Paolo sottoscriveva con una firma l’impugnativa al licenziamento che aveva subìto un mese prima, in un attimo di tragico scoramento, ha deciso di farla finita. Suo fratello Bruno lo ha trovato impiccato nel giardinetto della casa di mare. “E’ stato umiliato come uomo, come padre e marito eppure lui poteva andare a testa alta per come svolgeva il suo lavoro; alla fine è stato licenziato e sono riusciti a sbarazzarsi di lui”, gridava la moglie accanto alla bara chiusa, con dentro il corpo di Paolo. Il piccolo Cristian non sa ancora nulla. “Cosa dirò a mio figlio?”, chiede Letizia, “come spiegherò questo gesto? Mio marito non è un suicida, è vittima del lavoro”. Il padre di Paolo è affranto, ha dedicato una vita a lottare per avere giustizia sulla morte della moglie, perita da giovane, 16 anni fa, per una polmonite non diagnosticata all’ospedale di Ragusa. Adesso deve farsi una ragione sulla morte di un figlio che, sino a poco tempo fa, era un uomo dolce e solare e che, dopo avere avuto problemi sul posto di lavoro, ha iniziato a diventare depresso. Il fratello e i suoceri non si davano pace. “Lotterò per mio fratello – dice Bruno Cannì – ho io tutto il suo incartamento, lo teneva in macchina, Paolo riteneva di essere stato licenziato ingiustamente. Da quando faceva il rappresentante sindacale la sua vita al lavoro non era più la stessa, era diventata un incubo”. Liliana Carruba, mamma di Letizia racconta uno dei tanti episodi del calvario di Paolo. “Un mese fa Paolo aveva avuto l’influenza – spiega – quindi era a letto, si era ammalato di lunedì. Sono stata io a portare il certificato di malattia al datore di lavoro il giorno dopo, ma questo signore non voleva prenderlo, ho avuto un battibecco con lui, ed io che lavoro al Comune, gli ho fatto notare che mio genero aveva diritto a presentarlo entro due giorni e che quindi lui per legge doveva acquisirlo”.

 

Il sindacato vuole vederci chiaro

 

 

 

Il segretario regionale della Uiltucs, Pietro La Torre, chiede alla magistratura di fare luce sui motivi che hanno spinto al licenziamento del giovane che si è tolto la vita a Ragusa.

Il sindacato si dice inoltre pronto a costituirsi parte civile nel caso venissero accertate responsabilità da parte dei titolari del supermercato dove lavorava il trentenne, per altro rappresentante sindacale della Uiltucs.

 

Sit in silenzioso davanti al Conad Le Masserie

 

Domenica pomeriggio sit in silenzioso nel parcheggio del Centro Commerciale Le Masserie, di via Achille Grandi, a Ragusa, da parte dei colleghi di Paolo, che lavorava al supermercato Conad.