Il sindaco di Firenze avrebbe sbaragliato tutti
di Redazione
Qua la mano, sono Giaguaro Sollazzi, io non lavoro manco se m’ammazzi.
Era il refrain di un tormentone estivo di qualche estate fa. Domani il tormento vero ce l’avrà il PD.
La sinistra ha smacchiato l’unico felino in grado di poter graffiare il consenso populista di Silvio Berlusconi in modo serio.
Per battere Silvioilgiaguaro, ci voleva MatteoRenziilgiaguaro.
La competizione doveva essere tra due che ruggivano alla stessa maniera. Tra due pesi della stessa misura elettorale: un socialista contro un socialista, un populista contro un populista, un cantastorie contro un cantastorie, Matteo contro Silvio. E oggi avremmo scritto l’incipit al nuovo corso della politica italiana.
Invece la gerontocrazia che governa il PD ha detto no al cambiamento, no al rottamatore, nop al giovane sindaco fiorentino, no all’unico milite in grado di varcare il Rubicone della vittoria sicura alla camera e al senato in soupless. Senza manco sudare.
Ma il PD ha voluto Bersani,lo smacchiatore di giaguari, l’unico candidato premier del centrosinistra in grado di poter perdere consensi anche nel seggio elettorale dove ha votato, al suo paese natio, e per il Cavaliere la rimonta è stata una passeggiata.
Il Partito democratico partiva da 20 punti percentuali di differenza, quasi, nei confronti del PDL. Berlusconi, a pochi seggi dallo scrutinio finale, si attesta a mezzo punto di percentuale sotto il professionista del pulito, Pier Luigi via va, e la macchia se ne va.
Cari democratici, ma la conoscevate la canzone del Piotta? Con la mossa del giaguaro tu ti sciogli piano piano, con la mossa del giaguaro prendi questo frutto amaro.
Contro Silvio B.il maestro della comunicazione politica, signore incontrastato di tutte le campagne elettorali degli ultimi 20 anni, ci voleva Renzi, Matteo Renzi, perchè, come disse Silvana (D’annunzio) Grasso, il nulla si restituisce al nulla senza alcun rumore.
Mizzica se pizzica, se mozzica.
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