Cultura
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24/05/2026 22:07

La Pentecoste nel rito romano. La rappresentazione dello spazio sacro nell’opera pittorica del Carpegna


Giovanni di Carpegna Falconieri, pittore per vocazione fin da bambino, è un artista poliedrico.

di Chiara Spadafora

Roma –  Il cinquantesimo giorno dalla resurrezione pasquale è stato celebrato, secondo una ormai rinnovata consuetudine, al Pantheon, con una pioggia di petali rossi dalla campania che piovono nell’oculo del tempio dopo la santa messa a rappresentazione del sangue di Cristo: quest’anno il rito entra nella storia dell’arte attraverso l’iconografia della scuola romana.

Giovanni di Carpegna Falconieri, pittore per vocazione fin da bambino, è un artista poliedrico, conoscitore ed esecutore di varie tecniche, inclusa l’incisione. Ha esposto alla Biennale di Venezia nel 2011 e in tempi più recenti ha aderito alla Rome Art Week,  manifestazione diffusa che dal 19 al 25 ottobre svolgerà la sua undicesima edizione.
Il Grand Tour ha incontrato l’atelier dell’artista al Palazzo Franciosoni di Vetralla alcuni anni fa, dopo che l’artista era stato presentato a Sutri, in occasione della mostra “Eccentrici e Solitari” curata da Vittorio Sgarbi che lo ha la definito ultimo erede della scuola romana.

Uno sguardo sulle opere più recenti suggerisce che il Carpegna è tra quegli animi che, per usare le parole di un collega, “si lasciano andare per inseguire l’inconsapevole e misteriosa suggestione che gli esplode dentro”. L’onda divina cui Alessandro Romano dà corpo e parola attraverso la scultura e scrittura, trovano mobilità e respiro con il nostro pittore, attraverso l’immagine e la voce: “mi ritiro nella mia meditazione artistica in cui mi metto in dialogo con me stesso per riuscire a capire che cosa voglio comunicare o fare mio.. cosa voglio amare e cosa vorrei che mi possedesse. Una volta messo su foglio il mio pensiero più intimo e più profondo la mia urgenza è liberarmene”.

Classe ’66, Giovanni Carpegna è uno di quei “cavalli di fuoco” che quest’anno chiudono un ciclo secondo il calendario cinese – una ricorrenza che nessuna istituzione al mondo ha saputo esaltare con una eloquenza iconografica ed esuberanza espressiva pari a quella  promossa dalla fondazione Sikarte al MACc di Scicli, ove il Sole della Metafisica splende per tutta l’estate e si riflette attraverso un dialogo inedito tra le opere di Giorgio De Chirico e le fotografie di quattro fotografi siciliani.

Ed è proprio in questo momento storico e biografico che il bambino cresciuto ci sorprende illuminando con una nuova luce simbolica nel proprio sguardo l’opera architettonica: attraverso i suoi schizzi l’iconografia cristiana rinascimentale e la forme barocche spaziano nel bacino mediterraneo e oltre. “Amorini che si contendono la pelle di una vecchia tigre” ed “il sogno barocco delle mille e una notte” sono solo due degli innumerevoli pensieri che l’artista compone sul proprio tablet e attraverso i quali ci trasmette non solo la ricchezza della sua immaginazione, ma anche la tenerezza sconfinata intrinseca alla profondità del suo pensiero vivido.

Il galoppante sessantennio di fuoco corrisponde ad un tempo storico gravido di significato sia per il mondo cristiano in generale che per l’architettura sacra a Roma in particolare: la quaresima quest’anno ha coinciso con il capodanno cinese dando avvio al processo di selezione dei professionisti invitati a disegnare quattro chiese di nuove costruzione:  per Roma si tratta dei primi spazi sacri del nuovo papato.

L’immagine del Carpegna, realizzata in occasione dell’Ascensione, non si limita a introdurre una rappresentazione inedita del rito nella pittura della scuola romana, ma offre uno spazio di riflessione aperta e circolare sullo spazio sacro tra politeismo e monoteismo, rinascimento e contemporaneità nel momento in cui l’effusione dello spirito discende sugli apostoli del cenacolo e segna la nascita della Chiesa.