Standing ovation per Alessia Scarso
di Giuseppe Savà
Taormina – Sei minuti ventuno secondi di applausi. Videoregistrati col telefonino. A futura memoria.
Alla fine della prima del film Italo, per la regia di Alessia Scarso, al festival del Cinema di Taormina il dramma è di Dado.
Dado? Sì, Dado, un bambino di sei anni che si è commosso e ha pianto disperatamente.
Ecco, i sei minuti di applausi all’opera prima dell’artista modicana si spiegano tutti nella commozione che ha fatto scattare in piedi gli ottocento spettatori della sala A del Centro Congressi, prima ancora che il film finisse davvero.
Un applauso liberatorio, tutti a piangere, ad asciugarsi le lacrime, e i bambini fra questi, più teneri e spontanei degli adulti nel non sapere trattenere la commozione.
“Solo Robert De Niro per una prima è riuscito a fare il tutto esaurito in questa sala di proiezione”, aveva ammonito il responsabile del centro congressi in mattinata. A fine serata si è dovuto ricredere. Solo Robert De Niro e il film “Italo”.
Il direttore della film Commission Pietro Di Miceli e il direttore generale dell’assessorato regionale al turismo Alessandro Rais, che insieme al Mibac, hanno in parte finanziato il film, sostenuto dall’iniziativa privata per il resto, parlano di Alessia Scarso, dicendo che è uscita “dalla stessa nidiata di Emma Dante”.
Rais è più criptico e profondo nell’analisi: “Oggi abbiamo bisogno di cinema postideologico e non organico”. Insomma, basta con l’arte schierata al soldo di questa o quella idea politica e perciò stesso nobilitata.
In sala ci sono Barbara Tabita, Marcello Perracchio, i piccoli Martina Antoci (la Penelope Cruz-bambina del cinema italiano) e Vincenzo Lauretta.
C’è Marchetti, di Notoriuos Pictures, il distributore di “Belle e Sebastien”.
Parte il film. Scicli, il paesaggio ibleo, ne escono ingigantiti, le musiche di Marco Cascone fanno dire a più d’uno che siamo su livelli disneyani.
Tutti concordano che sulla tre quarti il film poteva essere asciugato un po’, di qualche minuto.
Ma è il finale che lascia tutti commossi. Parte l’applauso, tutti in piedi, è standing ovation: “Brava Alessia”.
Perché alla fine è il regista e il suo sentimento che prevalgono, su tutto e tutti.
Dadino piange e lascia la sala cinematografica.
Oggi è cresciuto anche lui.
Foto Luigi Nifosì
© Riproduzione riservata