Lettere in redazione
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02/05/2011 17:14

La Questione Meridionale vista da Venezia

Ci scrive Sandro Foresto

di Sandro Foresto

Venezia – Proprio stamattina tra colleghi d’Istituto si è avuta una piccola discussione sul tema del Mezzogiorno. A pretesto, il recente viaggio di uno di noi in Puglia. Viaggio piacevole, in luoghi noti, eppure ancora una volta –così ci diceva la collega- sorprendente per la bellezza dei luoghi e per la cortesia della gente, cortesia che a noi “del Nord” appare non tanto come il risultato di una specie di ingenuità, di una sorta di “selvatichezza” collegabile al mito del bon sauvage, ma anzi come l’eredità di una civiltà alta, di una cultura che ha radici millenarie.

La bellezza del nostro Sud è leggendaria, come purtroppo sono anche leggendari i guasti, le disfunzioni, gli sprechi. Particolarmente feroci perché visibili sono gli sfregi al paesaggio che segnano alcuni punti delle coste o delle periferie di vecchi nobili centri abitati e dai quali chiunque ne abbia la possibilità cerca di tenersi ben lontano. Certo l’arretratezza economica a tratti è palese e bene credo il prof. Barone ha evidenziato come le origini di ciò vadano fatte risalire lontano: secoli e secoli di evidente sfruttamento da parte di potenze straniere, come anche di proprietari terrieri, che risiedevano a migliaia di chilometri di distanza hanno lasciato un segno pesante. Mi ha colpito a questo riguardo leggere che, per fare un esempio, i Cabrera, conti di Modica, in realtà non hanno mai messo piede nei loro possedimenti, avvalendosi sempre di amministratori incaricati di trasferire in Spagna il ricavato della loro gestione.

Come si può pensare che un popolo possa diventare potente e forte politicamente ed economicamente in queste condizioni? Oggi il trasferimento delle risorse continua con l’emigrazione di giovani intelligente e di giovani forze verso il Nord o verso altri Paesi. Eppure la Sicilia da sessantanni gode di una autonomia che è tra le più alte mai concesse, quasi fosse membro di uno Stato federale. La mia impressione è che in questi ultimi anni la Sicilia abbia avuto uno sviluppo straordinario e che l’immagine dell’Isola sia molto alta e positivamente recepita, come da molto tempo non accadeva.

Turismo, residenze secondarie, prodotti agricoli (tra cui importante la produzione enologica di qualità) stanno portando in Sicilia risorse finanziarie cospicue. Si parla di Sicilia ovunque, la si esalta, la si loda per i successi di immagine conseguiti in questi ultimi anni. Saprà la Sicilia approfittarne e mettere tutto ciò a frutto e su questo costruire un futuro più prospero? Tutto questo è, credo, in mano soprattutto ai Siciliani. Come sapranno salvaguardare il loro territorio?

Come sapranno promuovere uno sviluppo sostenibile (agricoltura, industrie, case, strade) senza distruggere proprio quel patrimonio (ambiente, bellezza, paesaggio) che consente loro di affermarsi come una delle regioni più ammirate in Europa? Ho conosciuto in Sicilia giovani di grande talento che potrebbero sprigionare capacità e forze di altissima qualità; in Sicilia trovo un sentimento di orgoglio e una consapevolezza che potrebbero galvanizzare il tenace tentativo di salvare la propria terra. Sono colpito, ad esempio, da alcune riviste di promozione turistica e commericiale che con grande eleganza e professionalità sanno rendere un’immagine di grande efficacia alla Sicilia: di solito la carta patinata è superficiale ed effimera, ma qui il risultato dimostra l’esistenza di una scuola grafica e di una qualità tipografica che sarà anche forse stata appresa altrove, ma che qui ormai si è radicata con successo.

Questo stesso RagusaNews è la dimostrazione di una capacità tecnologica, di una sagacia nelle strategie di comunicazione che non parrebbero assolutamente scontate in una provincia tutto sommato (geograficamente) periferica. Che però, evidentemente, periferica non è. Insomma, a 150 anni dall’unione con l’Italia, come dice il prof. Barone (con toni che potrebbero bene applicarsi a ogni regione d’Italia, compreso questo Veneto da cui scrivo), senza cercare alibi in un passato che comunque per tutti presenta anche pagine buie e momenti negativi, possiamo, dobbiamo cogliere l’occasione straordinaria offertaci da questa contingenza e metterci tutti, foresti compresi, al lavoro. La Sicilia ha risorse straordinarie per compiere un salto davvero storico e deve averne sempre maggiore consapevolezza.