Cultura
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26/11/2007 21:03

La Sicilia e il sale, storia di un’impresa iblea

di Redazione

“… la Sicilia, luogo salifero per eccellenza. Che se anche si danno altre saline in Italia, così in Puglia, come in Sardegna, come sulla costa veneta e romagnola (…), resta il fatto che le sole saline che vengono in mente a sentire la parola sono le nostre dell’isola, litoranee del bacino mediterraneo. Sì da rendere ghiotta, se fosse attendibile, l’opinabile etimologia da taluno supposta, secondo la quale «insula» sarebbe termine nata dall’esser le isole cinte da ogni parte dal sale e da esso nutrite. In realtà, dovunque ci si volga, in Sicilia il sale appare una forza, una condizione e un destino, cosi sotto l’aspetto economico come sotto il profilo paesaggistico e ambientale”.

Una condizione e un destino, il rapporto del sale con la Sicilia, secondo Gesualdo Bufalino. Una condizione e un destino anche per la famiglia di Giuseppe Borrometi, imprenditore ibleo che dal 1955 prosegue un’attività iniziata dal padre nel 1930, quella del confezionamento e della distribuzione del sale. Oggi l’Iblea Sale da’ lavoro a sette persone, esporta in Canada, negli Stati Uniti, in Australia, in Germania e a Malta, raffinando e confezionando sino a 4 mila cinquecento tonnellate di sale in un anno.

Correvano i primi anni trenta e Giovanni Borrometi, venticinquenne, perse la vista, ma non la voglia di lavorare nella propria attività di piccolo rivenditore di generi alimentari e di sale.

A Ragusa il sale arrivava in treno, dalle saline di Trapani, e Giovanni, rimasto cieco giovanissimo, riforniva i rivenditori del tempo, che a bordo di carretti facevano la spola nella bottega del quadrivio di contrada “Beddio”, nel capoluogo ibleo.

Passano gli anni e uno dei quattro figli, Giuseppe, affianca Giovanni e la madre nell’attività, introducendo alcune novità. Dalla cisterna in cui il sale era custodito per poi essere venduto “ a cuoppu” (unità di misura corrispondente ai nostri due chili e mezzo), “a munniu” (dieci litri), a “due munii” (venti litri), Giuseppe passò alla vendita in sacchetti di plastica da un chilo.

Una scelta di rottura, che si rivelò vincente, insieme a un’altra. Quella di affiancare al sale marino grezzo di Trapani quello di origine mineraria, di Racalmuto, più fine e lavorato.

Prima un’ape Piaggio, “di quelle con la parte del cassone in legno”, ricorda Giuseppe Borrometi, poi un furgone, alla conquista della provincia di Ragusa, e in tempi brevi di quella di Siracusa.

Pian piano l’attività si ingrandisce, sino a determinare la necessità di nuove sedi, prima in via Vittorio Veneto, in due locali diversi, poi in viale delle Americhe, e dal 1978 in poi lungo la provinciale numero 10, che da Ragusa porta a Chiaramonte Gulfi, dove l’azienda sorge ancora oggi su un capannone di milleduecento metri quadri.

Giuseppe riesce a educare i consumatori delle due province, a imporre il gusto per il “sale nuovo”, quello di origine minerale, per passare, nel corso dei decenni, dalla distribuzione al dettaglio a quella dei grossisti, visto il mutato quadro del mercato della grande distribuzione organizzata

Oggi l’Iblea Sale (www.ibleasale.com) raffina e confeziona sia il sale marino siciliano, proveniente dalle saline trapanesi, sia quello minerale di Racalmuto e Petralia, oltre a quello di Volterra, ottenuto per evaporazione e poi ricristallizzato.

Ma è il sale iodato, con l’aggiunta di iodato di potassio, il cavallo di battaglia dell’azienda, sempre più richiesto da fasce ampie di consumatori, per via del suo potere di prevenire i problemi alla tiroide.

Giovanni Borrometi andò in pensione nel  1976, dopo aver creato un’azienda che oggi rivive nell’impegno del figlio e nel nipote Gianni, un’azienda che oggi, solo in Canada, esporta quasi un milione di pezzi da un chilo all’anno.

Da Catania, Gioia Tauro, Palermo, partono due, tre container al mese in direzione del Nord America.

Ma qual è il segreto della Iblea Sale di Borrometi? “Il sale siciliano è famoso nel mondo, come scrive Bufalino. E i grandi distributori sono disposti a pagare per avere un prodotto di qualità”, spiega Giuseppe Borrometi, che negli ultimi anni ha anche diversificato gli investimenti, dal settore dell’abbigliamento e quello dell’attività turistico-ricettiva, dimostrando senso imprenditoriale tout court.

Già, la qualità di un prodotto che ha una tradizione antica come l’Isola.

Ma l’Iblea Sale non si limita al sale iodato. L’unica nicchia di vendita al dettaglio che l’azienda mantiene è quella del sale puro per gli impianti di depurazione, nei condomini, negli ospedali, in aziende pubbliche e private. Quotidianamente è un via vai di consumatori che acquistano direttamente in fabbrica, in confezioni da venticinque chili, a prezzi molto concorrenziali, o chiedendo il trasporto, per quantità superiori, sino a domicilio.

Oggi il sale dell’azienda di Giuseppe Borrometi viaggia nei contenitori più disparati, per arricchire le tavole di americani, canadesi, australiani e tedeschi, oltre che, ovviamente, dei siciliani.  Vasetti di vetro, dispenser, astucci di cartone, buste di plastica, per soddisfare le esigenze di una clientela variegata ma comunque attenta alla ricerca della qualità del prodotto e dei sapori.

Perché il rapporto della Sicilia col sale è una condizione e un destino.